“Una didattica su misura?Si può...”

FARE L'insegnante n.10/2018

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale  di Ivana Summa e Luciano Lelli

Una didattica su misura?Si può...”Non vogliamo inoltrarci nel discorso su personalizzazione e individualizzazione, magari distinguendo l’una dall’altra in termini oppositivi o integrativi, perché riteniamo che i contributi presentati in questo numero di chiusura dell’a.s. 2017/2018 siano esaustivi. D’altro canto, quasi tutti gli argomenti, individuati comefil rouge di ogni numero, partono dalla constatazione che tutti gli alunni sono “naturalmente” diversi, anzi sempre più diversi anche per una serie di fenomeni sociali che tutti conosciamo e che, forse, sottovalutiamo. Gli studi più recenti ci dicono che oggi il nostro sistema scolastico non è in grado di riequilibrare il gap, le distanze, che si creano tra gli studenti all’esterno delle aule. Negli ultimi anni il dibattito pedagogico si è concentrato sulla tematica dell’inclusione (si veda, a questo proposito, il n. 9 di “Fare l’insegnante”), in considerazione del carattere sempre più eterogeneo, in termini di cultura, lingua, organizzazione familiare, capacità e stili di apprendimento della popolazione scolastica. Ebbene, dalla ricerca sociologica emerge con grande chiarezza che sono proprio gli studenti con BES a registrare un forte calo dei livelli di abilità linguistiche. È possibile fare una riflessione, sia pure parziale: alcuni nostri alunni, sia pure per cause diverse, sono particolarmente vulnerabili da un punto di vista scolastico, tanto da esporli pericolosamente ad un destino di insuccesso formativo.

In questa prospettiva, parlando di personalizzazione ed individualizzazione ci vogliamo focalizzare su un fenomeno che perdura anche in un paese come il nostro che, fondamentalmente, è basato sull’obbligo d’istruzione e formazione; infatti, nonostante la scolarizzazione di massa, gli esiti finali di apprendimento spesso non fanno che confermare le differenze di partenza. Siamo chiari: non crediamo in una scuola che livella e che porta tutti allo stesso traguardo ma ad una scuola che ha come sua “ragione sociale” quella di dare a tutti la possibilità di raddoppiare i propri talenti. Chi entra a scuola dovrebbe avere chiaro questo diritto e, d’altro canto, la scuola dovrebbe essere consapevole di questo suo dovere: non si può né si deve diventare tutti uguali, anzi si può e si deve restare diversi, differenti, unici, perché la scuola investe sul “capitale umano” (oggi si dice così, ma noi non vogliamo sposare la logica economica), anzi scommette sulla persona umana.

A questo proposito,vogliamo ricordare la parabola dei talenti, ovviamente facendone un’esegesi coerente con il discorso che vogliamo portare avanti. In sintesi, ricordiamone gli eventi. Il padrone chiede ai suoi servi che, in sua assenza, moltiplichino i doni che egli ha fatto a ciascuno: cinque lingotti di argento a uno, due a un altro, affinché li facciano fruttare; a un terzo servo ha lasciato un solo lingotto, facendogli comunque la medesima raccomandazione. In tutti egli ha riposto la sua fiducia, affidando loro i propri beni. Spetta dunque ai servi non tradire la fiducia del padrone e operare una sapiente gestione dei beni, non di loro proprietà ma del padrone il quale, al suo ritorno,darà loro la promessa ricompensa. Sappiamo come sono andate le cose, ovvero sappiamo che, mentre i primi due servi riconsegneranno al padrone il capitale raddoppiato, il servo che ha ricevuto un solo lingotto ha agito in modo autoreferenziale e ha scelto di non correre dei rischi, perché investire è sempre un’attività altamente rischiosa. Avendo questa immagine in sé, ha scelto di mettere al sicuro, sotto terra, il denaro ricevuto, per restituirlo tale e quale. Così può restituire al padrone ciò che era già suo: non ruba, non fa peccato e nessuno può rimproverarlo. Ma ecco che il Signore va in collera e gli risponde più o meno così: sei un servo malvagio e pigro; malvagio perché hai obbedito all’immagine che ti sei fatta del tuo padrone e pigro perché non hai avuto né il cuore né la capacità di operare secondo la fiducia che ti avevo accordato. E da qui emerge la lode per chi rischia e il biasimo per chi si accontenta di ciò che ha, rinchiudendosi nel suo “io minimo”.

Riportiamo questa parabola sul terreno della scuola e lasciamo a ciascuno dei nostri lettori la facoltà di interpretarla. Tuttavia vogliamo sottolineare che investire e scommettere in ciascuno dei nostri ragazzi comporta un rischio che, però, è anche un’opportunità. Individualizzare e personalizzare richiede tempo e fatica e non è detto che gli esiti positivi di tanto lavoro siano poi così scontati, almeno nel breve periodo. Da qui la considerazione, molto diffusa nella scuola e non solo, che è meglio fare un trattamento uguale per tutti, fare il proprio dovere“svolgendo i programmi” piuttosto che correre il rischio di investire in ciascuno dei nostri alunni. A volte, sono gli stessi studenti e le loro famiglie a rassegnarsi all’insuccesso scolastico quasi che l’apprendimento fosse da attribuire a fattori costitutivi dell’intelligenza e della volontà. D’altro canto, è diffusa l’idea che uno dei compiti assegnati alla scuola sia quello di riconoscere e premiare gli studenti più bravi, ovvero più talentuosi. E tutte le scuole lo fanno perché non è rischioso anche se ciò comporta un’elevata selettività, con evidenti diseguaglianze tra gli studenti e perfino tra i diversi ordini di scuola.

Eppure - e lo testimoniano molti dei contributi di questo numero - è sufficiente uscire dalla logica dell’aula con i suoi rassicuranti riti e transitare in quella dell’ambiente di apprendimento per far sì che ciascun alunno trovi la strada per il proprio personale investimento nei propri talenti, fatti di attitudini, capacità, sogni, aspettative e perfino bisogni. Un ambiente di apprendimento concepito come una palestra dove l’insegnante allenatore/coach è presente, segue, consiglia - tra i tanti - gli attrezzi da utilizzare e gli esercizi da fare. E così ciascun alunno può trovare il modo di raggiungere certi livelli ineludibili di apprendimento, facendo esercizi più numerosi e articolati, oppure avventurarsi in attività che sente più consone alla propria persona. In un ambiente così pensato ed agito, tutti gli allievi si sentono nel posto giusto, non manifestano disagio perché si sentono parte del gioco dell’apprendere e questo, peraltro, crea autentica inclusione. Non c’è nessuno, infatti, che si allontana dall’unica strada ritenuta giusta perché tracciata rigidamente dall’insegnante, ma ci sono tanti sentieri che possono portare ciascuno alla propria meta personale.

Insomma, l’individualizzazione e la personalizzazione debbono uscire dalla nicchia della diversità considerata minorità ed entrare a pieno titolo nella visione di una società in cui tutti possano trovare - sia a livello sociale e lavorativo che a livello personale - la propria collocazione come cittadino e come essere umano. In questa prospettiva, ad esempio, collochiamo il contributo di Anna Alemanno,allorché vede proprio nell’uso del web e dell’informatica l’opportunità di fare una didattica su misura per ciascuno dei nostri studenti, sia per quelli meno dotati che per quelli che hanno doti consistenti, proprio perché è un diritto e un dovere raddoppiare i talenti che ci sono stati consegnati. E allora perché non ci si inoltra sul sentiero dell’innovazione, ovviamente con tutti gli accorgimenti che richiede la sperimentazione del nuovo?

Fare una didattica di tal genere richiede un investimento formativo iniziale nei confronti dei docenti, almeno nei confronti dei meno timidi nell’uso delle tecnologie, dei più motivati sul piano professionale e perfino sul piano etico. Ma, probabilmente, non è sufficiente avere insegnanti formati su questi nuovi ed ineludibili approcci didattici e metodologici se questi stessi docenti non vengono sostenuti, anche con incentivi di varia natura, lungo il sentiero dell’innovazione.

Questo ci induce a fare una riflessione finale in chiave di politica scolastica. Dopo due decenni di riforme che si sono succedute, accavallate ed incrociate, è arrivato il tempo di riflettere non su ulteriori riforme organizzative bensì di trovare risposte concrete a questa domanda: come migliorare la qualità della didattica? X

Settembre 2018

Settembre 2018

Editoriale

La valutazione è imperfetta, ma si può migliorare

di Ivana Summa

 

TEMI DI SCUOLA

Il circuito funzionale di valutazione e progettazione curricolare

di Luciano Lelli

 

Ambiente di apprendimento e inclusione, tra normalità ed interventi personalizzati

di Feldia Loperfido - Giuseppe Ritella

 

PROBLEMI DI SCUOLA

Scuole che innovano

di Ivana Summa

 

Verso una migliore didattica dell’alternanza scuola-lavoro

di Carmen Russo

 

Gli esami di maturità: un rito di passaggio

di Gian Carlo Sacchi

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Viaggi nel tempo

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Quali possibili obiettivi per una valutazione iniziale

di Nicoletta Calzolari

 

SCUOLA PRIMARIA

Una esperienza innovativa: il tablet strumento motivante per gli apprendimenti

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L’Inglese? Tutte storie …

di Rita Quinzio

 

Arriva Settembre… riapre la scuola: come cominciare?

di Emanuela Cren

 

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La logica del punto

di Michela Agazzani

 

Si “INVALSI” chi può! Cre-attività per allenare le competenze linguistiche

di Gabriele Benassi

 

Gesamtkunstwerk a scuola?

di Enrico Marani

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Idee per una grammatica dell’uso

di Laura Azzoni

 

Non solo test d’ingresso, lo studente è un mondo tutto da scoprire

di Anna Alemanno

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Lavorare con la terra All’aria aperta!

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RUBRICHE

Maestri del passato che parlano al presente

Friederick Fröbel

di Gianni Balduzzi

 

Arte Musica e Spettacolo

Il racconto dell’adolescenza e delle sue problematiche: il bullismo, il cyber-bullismo e la violenza di genere

di Vincenzo Palermo

 

Legislazione e normativa scolastica

Sanzione disciplinare della sospensione dal servizio: di chi è la competenza?

di Gianluca Dradi

 

Un libro al mese

I diseredati, di François-Xavier Bellamy

di Luciano Lelli

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