FARE L'INSEGNANTE N.2/2017

Editoriale di Ivana Summa e Luciano Lelli

Parliamo ancora di competenze...

Frugando tra documenti di varia natura – appunti, fotocopie, libri, materiali reperiti nel web – ci è capitato di gettare lo sguardo su un saggio di Jerome Bruner che, come dice la nostra rubrica, è un maestro del passato che parla al presente. E, infatti, il grande pedagogista ci regala la seguente riflessione: «Parlare di competenze è parlare di intelligenza nel senso più ampio, del sapere come piuttosto che del sapere cosa. La competenza presume in effetti l’azione, la modificazione dell’ambiente come adattamento a esso».

Lasciamo ai nostri lettori la riflessione su questa affermazione che chiama in causa il concetto stesso di intelligenza che, nella sua poliedricità, si manifesta concretamente quando è in grado di fronteggiare – modificandolo con la propria capacità di adattamento – il contesto di vita in cui si è chiamati ad agire.

Una prima considerazione è la seguente: la competenza, dunque, non esiste senza l'azione intesa in tutte le sue manifestazioni, da quelle pratiche e concrete a quelle astratte e teoriche; agire è il sapersi servire di ciò che si è appreso attraverso lo studio e l'esperienza. La competenza, ovviamente, si riscontra allorché l'azione non è intrapresa come mera ripetizione meccanica di una procedura, ma in quanto viene  guidata  dal soggetto che intende risolvere un problema elaborando una risposta adeguata. E questa è una differenza essenziale perché un conto è l'esercizio passivo e un altro è quello attivo. Insomma, per comprendere la natura stessa della competenza (o, meglio, delle competenze) è necessario  focalizzarsi sul rapporto tra pensiero ed azione, tra ciò che si conosce e ciò che si mette in moto  per servirsene, combinando il sapere e la creatività.

Una seconda considerazione riguarda il rapporto tra intelligenza ed ambiente, in quanto la conoscenza – su cui la competenza affonda le proprie radici – è considerata inseparabile dal suo padroneggiamento  nel momento dell'azione che non si realizza mai in vacuum, bensì in un contesto specifico e sempre diverso, non routinario. Ecco perché la competenza non può essere assimilata ad un generico "saper fare" come, purtroppo,  a volte la si vuole sintetizzare.

Qui ci preme sottolineare  che il termine competenza non è nuovo nel nostro paese né in termini relativi (è comparso negli anni '80 su proposta del Ministero del lavoro e dell'ISFOL per poi apparire/scomparire/evolversi in numerosi documenti normativi fino alle recenti Indicazioni Nazionali e Linee Guida), né in termini assoluti, se si pone mente al fatto che  la competenza è stata da sempre la stessa ragione fondativa della scuola, la legittimazione  del suo esistere come istituzione. Possiamo dire che formare persone competenti è nel dna della scuola, anche se  il dna, come è noto, si modifica proprio per l'ambiente con cui entra in contatto. E l'ambiente, il mondo e i suoi fenomeni sociali, è in costante evoluzione e la scuola – se vuole continuare a legittimarsi – è costantemente chiamata a fronteggiarlo, in modo competente. E dobbiamo ammettere che è diffusa la convinzione che le competenze acquisite in ambito scolastico siano trasferibili alle situazioni che l'allievo dovrà affrontare nel mondo futuro,per il quale si suppone che la scuola lo debba preparare.

Ed è proprio in questa prospettiva che invitiamo i nostri lettori a leggere i saggi che vengono proposti in questo numero e che ci apprestiamo a passarein rassegna.

Il numero esordisce, nell’ambito del settore Temi di scuola, con il contributo di Ivana Summa Di che cosa parliamo quando parliamo di competenze e dintorni …, nel quale la problematica delle competenze, ulteriormente analizzata nella prima parte di questo editoriale, viene sviscerata nella sua sinergia funzionale con lo strumento «curricolo», con identificazione approfondita dei rapporti tra conoscenze, abilità, traguardi e competenze, con ricognizione sistemica dell’assunzione  della logica delle competenze a fondamento delle vigenti Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo. A seguire Antonietta Centolanze presenta la tematica di grande attualità dell’insegnamento che si avvale della metodologia CLIL, rilevando come tale modalità d’approccio rappresenti una marcia in più per la didattica delle competenze, concorrendo essa efficacemente sia agli apprendimenti disciplinari che al consolidamento del veicolo linguistico trascelto per l’attuazione della metodologia CLIL.

Non si discosta dall’accentramento della focalizzazione sulla questione delle competenze – anche se non insiste direttamente su di essa – Luciano Lelli, nel suo contributo Rivoluzione (virtuale?) di contenuti e didattica: le ambizioni di un decreto. Il decreto menzionato è il 60, applicativo della legge 107/2015, qui considerato su un versante nelle sue virtualità di innovazione in profondità e in totale ampiezza dei comportamenti metodologico-didattici delle scuole di ogni ordine e grado, su altro criticato nelle sue effettive potenzialità di realmente innovare, per un carico di motivi nell’articolo evidenziati.

Il settore Problemi di scuola affronta tre problematiche tutte di rilevante attualità nel panorama operativo della scuola d’oggi: Gianluca Dradi argomenta su La responsabilità disciplinare degli studenti e il suo procedimento, con attenzione posta sugli aspetti giuridici di tale responsabilità e sulle differenziate tipologie delle sanzioni, che è adeguato abbiano sempre una connotazione emendativa ed educativa. Nicola Serio, con il contributo L’attività motoria con particolare riguardo per gli alunni diversamente abili: aspetti formativi e percorsi didattici, focalizza non tanto e non soltanto la rilevanza formativa dell’attività motoria ma l’incidenza che essa assume nell’inclusione degli alunni diversamente abili. Maria Consuelo Marazziti si occupa d’una questione, che pare accertata da seria indagine, nell’intervento I ragazzi italiani sono i più stressati d’Europa: all’implementazione dello stressassai probabile che anche la scuola concorra, con atteggiamenti nei riguardi degli studenti non proprio pertinenti.

Come previsto dal format della rivista, segue la serie degli articoli concernenti tipologie  variegate del funzionamento metodologico-didattico delle scuole di ogni ordine e grado.  Per la Scuola dell’infanzia Nicoletta Calzolari analizza la procedura per costruire un “ambiente di senso” per sviluppare le competenze linguistiche; Roberta Roversi, prendendo le mosse da una esperienza reale, evidenzia come si possa realizzare una continuità di pratiche tra nido e infanzia. I lettori particolarmente interessati alle problematiche della Scuola primaria,possono fruttuosamente fruire delle riflessioni di Cinzia Mion sulla progettazione a ritroso adoperata per implementare l’educazione alla cittadinanza; di Rita Quinzio che tratta dell’insegnamento della lingua inglese, tramite l’approccio metodologico story telling. Ancora, per la Scuola secondaria di I grado, la rivista propone in sequenza il contributo di Enrico Marani e Ilenia Melli che, nell’ambito d’una esperienza didattica condotta “seguendo le tracce di Italo Calvino”, realizzano un approccio interdisciplinare  mirato all’acquisizione di competenze; quello di Marco Bardelli e Claudia Pinti che presentano esperienze laboratoriali atte a promuovere apprendimenti significativi; il percorso di Marco Mongelli concernente la formazione scientifica agevolata dal ricorso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Nel settore Scuola secondaria di II grado Loredana De Simone rilancia l’attenzione alla metodologia CLIL, già trattata in questo numero, declinandone la pratica in relazione appunto alla scuola secondaria superiore; Marcella Trapanipropone suggestioni e riflessioni riguardanti il rapporto tra museografia e didattica “in ambito egittologico”: collocato in questo settore, l’articolo considera però la questione anche con riferimento agli allievi della primaria e della scuola media.

Argomentando in merito all’educazione degli adulti, Maria Grazia Accorsi indaga su come evitare la collisione tra due diritti in merito al valore con pertinenza attribuibile ai crediti formativi nei percorsi a tali studenti riservati.

A che cosa serve il curricolo di istituto? A tale domanda viene fornita una circostanziata risposta.

Come sempre ampia e dinamica è la serie delle rubriche: Vincenzo Palermo si occupa di film come oggetti linguistici e riflessioni sul linguaggio; Anna Armone affronta il fenomeno del cyberbullismo praticato con non poca frequenza nelle scuole; Marsa Bassani analizza la carta del docente, rilevandone le novità e le conferme;  Rosanna Rinaldi consiglia la lettura di uno stimolante libro di Howard Gardner; Loredana De Simone rievoca un grande maestro del passato, John Dewey, la cui lezione non è estinta, anzi.

 

Novembre 2018

Novembre 2018

Editoriale

Il team teaching: dimensione razionale e dimensione emozionale

di Ivana Summa

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: approfondimenti

Il Team modulare della primaria: possibile paradigma dell’insegnamento cooperativo

di Filippo Cancellieri

 

Il team-teaching

di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

 

L’insegnante responsabile di efficienza e di efficacia

di Umberto Savini

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: attualità

Come sta la Buona Scuola? Analisi disincantata e modeste proposte

di Luciano Lelli

 

Radiografie al sistema scolastico e formativo

di Gian Carlo Sacchi

 

La co-progettazione tra team teaching, multi e interdisciplinarità

di Loredana De Simone

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Lo sfondo integratore: oltre la forma e l’apparenza,  la sostanza

di Sabrina Devona

 

Accoglienza e allestimenti

di Tìndara Rasi

 

SCUOLA PRIMARIA

La valutazione degli alunni nel I Ciclo d’Istruzione: le innovazioni introdotte dal Decreto Legislativo n. 62/2017

di Monica Piolanti

 

Team teaching: agire complesso, condiviso, fattibile

di Emanuela Cren

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

Ricchi di parole, ricchi di pensiero

di Michela Agazzani

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Un esempio di co-progettazione didattica per conseguire competenze dal profilo europeo

di Marco Pellizzoni e Stefania Borra

 

La Bellezza tra virtù e virtuale

di Elisabetta Imperato

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Apprendere da adulti: alcune soluzioni pratiche per un’organizzazione flessibile della didattica

di Carla Deiana

 

RUBRICHE

Lettera al direttore

 

Maestri del passato che parlano al presente

Il primo maestro “moderno”: Vittorino da Feltre

di Gianni Balduzzi

 

Le Parole della Scuola

Collegialità docente

di Ivana Summa

 

Arte Musica e Spettacolo

Re della terra selvaggia: educare alla costruzione del sé

di Vincenzo Palermo

 

Legislazione e normativa scolastica

Il Patto di corresponsabilità educativa. Ha valenza giuridica?

di Anna Armone

 

Un libro al mese

Ancora Edgar Morin, Conoscenza Ignoranza Mistero

di Luciano Lelli

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