DIRIGERE LA SCUOLA N.1/2018

EDITORIALE  di Vittorio Venuti

Concorso per dirigenti scolastici al via

Infine il bando relativo al concorso per Dirigenti Scolastici è arrivato e i posti sono davvero tanti, ben 2.425, circa un terzo delle scuole presenti sul territorio nazionale, cifra comunque ragguardevole se si pensa che i dirigenti attualmente in servizio sono 6.792; il che ci conferma nella percezione di una scuola che è stata viepiù “costretta all’angolo” e alla quale non si è risparmiato di chiedere e continuare a chiedere di tutto e di più senza riconoscere che un “corpo”senza testa, o con una testa in condominio, non può riconoscersi né costruirsi una vera identità ed è già tanto se riesce ad assicurare un servizio. Sulla scia del concorso per dirigenti scolastici, auguriamoci si sblocchi anche quello per Direttori SGA, per i quali vale lo stesso discorso: sono molte le scuole, anche con molti plessi, con DSGA in condominio ed anche qui è il caso di ricordare che il DSGA è l’altra figura cardine della scuola, perché ha in mano la trama dei servizi che ne sostengono e consentono il funzionamento.

C’è da chiedersi con quale ardire si siano proposte riforme e si progettino coinvolgimenti della scuola nelle più diversificate iniziative, sapendo che in buona parte la scuola è, di fatto, acefala e, per di più, asfissiata da una miriade di procedure amministrative che ne tormentano e spezzano quella fluidità operativa che, invece, dovrebbe definirla. Occorre tornare a pensare alla scuola come a un presidio educativo e formativo fondamentale per il territorio in cui insiste e, più che pensare a razionalizzare, ridimensionare e considerare i numeri come criteri validi per decidere la conferma o la cancellazione di posti e scuole, occorre tornare a crederci e considerare le scuole come centri vitali per la salute e la prospettiva di civiltà del Paese, più ancora in questa fase storica nella quale i valori e i riferimenti aggreganti si sono fatti incerti e in gran parte smarriti, le identità confuse, il “perché no?”impera, il bene comune diventato ambito di ricatto anziché di riscatto.

E poi auguriamoci anche che, ai “piani alti”,ci si soffermi sulla necessità di mettere mano allo stato giuridico degli insegnanti e alla rivalutazione professionale ed economica del personale scolastico nella sua globalità perché, se è pur vero che un corpo senza testa non ha identità, è anche vero che una testa senza un corpo valido ha un campo d’azione molto limitato oltre che approssimativo. Il sistema scolastico italiano è infarcito, in maniera impressionante, di “barriere architettoniche”che infastidiscono chi vi opera fino a paralizzarne il funzionamento se non fosse per il senso di responsabilità professionale (a volte protratta ai limiti del masochismo professionale) di gran parte di loro.

Tornando al concorso, assisteremo ad una nuova formula procedurale che non è detto sia migliore della precedente, peraltro dimostratasi scarsamente efficace ed efficiente. Come tutti i concorsi, anche questo non appare in grado di entrare nella sostanza etica, morale e deontologica del Dirigente scolastico, a meno che la commissione degli esperti che si occupa di stilare i 4.000 quesiti della prova preselettiva e delle commissioni che valuteranno le prove scritte ed orali non si confrontino opportunamente sulla questione di fondo: Chi è il Dirigente scolastico, come deve essere e come deve profilarsi in una scuola che deve traguardare il territorio e le sue emergenze in un’ottica anche transnazionale? Quali caratteristiche personali e quale preparazione deve evidenziare?

Il problema è che, per far questo, sarebbe necessario, prima, capire quale è l’idea di scuola del nostro sistema d’istruzione, riuscendo a coglierne la coerenza tra l’insieme pertinente di leggi, norme, disposizioni e dichiarazioni anche più che disperatamente“creative”.

Un suggerimento per gli insegnanti che hanno deciso di intraprendere il percorso verso la dirigenza: fate una lettura pedagogica dell’impianto legislativo che sorregge il sistema d’istruzione e delle norme/disposizioni che la regolano, e spogliatevi presto dall’abito mentale del docente di questa o quella materia e cominciate a considerare la trasversalità dei saperi e delle discipline. La scuola si rivolge agli alunni nella loro globalità di persone e deve favorire la visione di una cultura che agisce non per accumulo ma per contiguità, influenzamento, studio critico ed operatività, costruendosi e ricompaginandosi instancabilmente sulla base delle qualità e delle risorse di ciascuno. Questo è anche il fronte con il quale si devono confrontare gli insegnanti, perché non restino loro per primi ostaggio dei programmi e perché la scuola raggiunga specificamente tutti e Ogni Uno di Tutti.

La rivista si apre con un argomento con il quale tutti siamo invitati a riflettere come persone e come operatori della scuola, “I diritti dei soggetti deboli”,a partire dal concetto stesso di debolezza, quindi dall’interrogativo su chi si può definirsi “debole”.Ci introduce al confronto Francesca Rescignoche, già in apertura, invita a considerare la debolezza in quanto manifestazione di ciò che un soggetto debole si vede costretto contingentemente a fare (o a non fare) e ciò che invece potrebbe fare se nell’organizzazione della sua vita e delle sue giornate fossero funzionanti i supporti assistenziali, civilistici, comunitari, ospedalieri, scolastici, in grado di neutralizzare in tutto o in parte la debolezza stessa; quindi ponendo l’accento sul fatto che la debolezza non si cura solo con il risarcimento dei danni subiti, ma principalmente con la rimozione degli ostacoli giuridici e materiali che si frappongono al conseguimento di una condizione di eguaglianza, di una condizione di parità. Da qui il contributo si dipana fino a soffermarsi sul ruolo dell’istruzione e sui compiti della scuola, anche a fronte della trasformazione dell’obbligo scolastico in “diritto di formazione”, quindi riconoscendo la formazione come fattore di crescita e valorizzazione della persona umana ai sensi degli artt. 2 e 3 della Carta Costituzionale. Il minore quale soggetto debole ha, pertanto, un’unica reale possibilità per uscire dalla debolezza, possibilità che non è data dal compimento della maggiore età, quanto dalla possibilità di godere di una formazione continua e completa. Senza una vera“buona scuola”, il minore soggetto debole si trasformerà semplicemente in un adulto soggetto debole.

Le novità introdotte dalla normativa che ha modificato valutazione ed esami di Stato ha anche generato preoccupazioni in ordine alle disposizioni sugli alunni con DSA relativamente alla possibilità di esonero dall’insegnamento di una o entrambe le lingue straniere, anche in conseguenza dello slittamento delle prove Invalsi in altro periodo dell’anno scolastico e del valore che ad esse viene attribuito per l’ammissione all’esame di Stato del secondo ciclo. Di fatto, se l’alunno fruisce dell’esonero, può conseguire ugualmente il diploma del primo ciclo, però non potrà conseguirlo nel secondo ciclo. Viviana Rossiaffronta la questione in“Esonero sì, esonero no per gli studenti con DSA del primo ciclo”, rilevando la deriva cui porterebbe tale situazione, che contrasta con lo stesso concetto di Inclusione, perché tende ad escludere gli alunni con particolari difficoltà anziché suggerire modalità e strategie atte a superarle.

A seguito dei crescenti episodi di disagio a scuola, enfatizzati dall’esposizione mediatica, si è riattivato l’interesse verso la figura dello psicologo scolastico, per cui anche al Miur si è insediato un Tavolo Tecnico per l’elaborazione di linee guida per una Psicologia al servizio del sistema scolastico. Filippo Sturaro ne tratta in“Un nuovo disegno di legge per lo psicologo scolastico”riferendo nello specifico: Accanto all’iniziativa ministeriale, la 7^ Commissione permanente Istruzione del Senato della Repubblica ha elaborato un DDL, strutturato in otto articoli, per l’Istituzione della figura professionale dello psicologo scolastico, riconoscendo che l’Italia è rimasta il solo Paese europeo a non esserne dotato.

Giacomo Mondelliprosegue, in questo numero, le sue riflessioni sulla definizione, rimodulazione, organizzazione e messa in atto dell’offerta formativa dell’istituzione scolastica, stavolta soffermandosi su “Il ruolo dei Dipartimenti Disciplinari e dei Consigli di Classe a sostegno del PTOF”.Il contributo si incentra sulla progettazione curricolare e didattica, luoghi di ragionamento e di riflessione scolastici (individuali, di gruppo e collegiali) nei quali si decide come si deve fare scuola e come l’istituzione scolastica deve promuovere l’efficace erogazione del servizio pubblico educativo e di istruzione. A corredo, uno Schema di lavoro dipartimentale.

Damiano Verda, nel contributo “Un nuovo progetto per l’Europa”evidenzia come, nei primi anni di vita Dell’Unione europea, sia stata proprio l’istruzione a promuovere una visione integrata con iniziative come l’estensione e l’irrobustimento del programma Erasmus e i progetti di ricerca europei. Tali iniziative hanno avuto il pregio di permettere ai diversi sistemi educativi di comunicare e trarre mutuo vantaggio dalla cooperazione, quindi di non lasciarli semplicemente a se stessi, ma neppure forzosamente uniformarli.

Le suggestioni che provengono sempre più dalla nuova frontiera pedagogica confermano la necessità che il docente si liberi dall’ossessione della lezione frontale quale modello di trasferimento delle conoscenze, che pone gli studenti in situazione di dipendenza senza, peraltro, raggiungere effettivamente tutti loro nello stesso modo sia per questioni logistiche dovute al disegno dell’aula e alla distribuzione dei posti sia per le diverse caratteristiche e specificità degli studenti stessi. Michela Lella entra nel merito del problema in “Lezione frontale? Sì grazie, purché efficace”evidenziando gli errori maggiormente diffusi in tale modalità d’insegnamento e, nello stesso tempo, rilevandone ancora la validità a patto che l’insegnante tenga conto di generare motivazione, scatenare curiosità e costruire partecipazione attiva.

Il Piano Nazionale per la Formazione dei Docenti, previsto dalla Legge 107/2015 e normato da apposito dispositivo, è attivo già da alcuni mesi. Luciana Zampolline disegna un quadro nel contributo “Uno sguardo sul piano nazionale per la formazione dei docenti” a partire dalla rilettura del comma 124 della norma e rilevando come esso intenda di collocarsi nell’ambito dei grandi processi trasformativi non solo della scuola ma della società italiana, in un contesto europeo.

Si sofferma sull’inciso della Legge 107/2015, che valorizza la promozione e diffusione della cultura umanistica, della valorizzazione del patrimonio e della produzione culturale nei suoi molteplici aspettiGiovanna Stranoche, in “Innovazione nell’arte e nella cultura umanistica”, descrive le modalità da adottare per il raggiungimento di tale finalità nei due cicli d’istruzione.

Infine, Sandro Valente, nel suo pezzo “Whistleblowing: Approvata la legge che tutela il dipendente che segnala comportamenti illegittimi”ci offre un commento della nuova Legge 30/11/2017, n.179 in vigore dal 29 dicembre 2017, avente ad oggetto “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”. Si tratta del cosiddetto “whistleblowing”,un istituto di prevenzione della corruzione già attuato nei Paesi anglosassoni, che l’ordinamento italiano ha fatto proprio per poter adempiere agli obblighi convenzionali liberamente assunti con altri Stati nell’ambito dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Mauro, in “L’eterno gioco dell’Alternanza Scuola - Lavoro”descrive come la scuola incontra il lavoro in Austria, Germania e Svizzera, un confronto stimolante specialmente in questo momento in cui l’Alternanza Scuola-Lavoro è seriamente, e con ragione, messa in discussione dagli stessi studenti.

Per gli Appunti di Psicologia, Vittorio Venuti, in “È ancora malascuola!”,prende spunto dal reiterarsi di situazioni di violenza sui bambini per lo più nelle scuole dell’infanzia da parte delle insegnanti, per ribadire l’importanza di questo ordine di scuola nel sistema d’istruzione e della necessità che sia oggetto di maggiore attenzione e valorizzazione. Il lavoro con i bambini è, in assoluto, il più delicato che ci sia, che non può essere massificato in alcun modo e che deve essere visto come ambito privilegiato sul quale investire senza risparmio sia in formazione sia in risorse. Per Giurisprudenza del Lavoro, Rosanna Visocchi. X

Aprile 2018

Sommario

Editoriale

La “buona didattica” è inclusione

di Ivana Summa e Luciano Lelli

 

TEMI DI SCUOLA

Ambienti di apprendimento e tipologie dell’inclusione

di Luciano Lelli

 

Per una scuola inclusiva

di Gian Carlo Sacchi

 

Metodologie emergenti e tradizione pedagogica in dialogo per una didattica innovativa

di Feldia Loperfido, Giuseppe Ritella

 

PROBLEMI DI SCUOLA

I bisogni speciali degli allievi adottati

di Filippo Cancellieri

 

Orientamento e continuità: fondamenta e sviluppi

di Giavanna Strano

 

Le certificazioni per la lingua inglese secondo il quadro comune europeo

di Giuseppe Tria

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

La scienza in bottiglia

di Laura Rossi

 

Ambienti inclusivi

di Bianca Martino

 

SCUOLA PRIMARIA

Fare, disfare e riadattare: quando il docente è un artigiano del sapere

di Emanuela Cren

 

La P4C: da piccoli filosofi a uomini consapevoli

di Carmen Russo

 

Progettare percorsi interdisciplinari tra linguaggi corporei, espressivi e artistici

di Nicola Serio

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

“Pezzi di Me in Pezzi” l’autoritratto tra realtà e finzione

di Francesca Falsetti

 

Alla ricerca di un ambiente d’apprendimento inclusivo: due esperienze trasversali

di Mariacecilia Pardi

 

Ambiente di apprendimento e apprendimento significativo

di Claudia Pinti

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Leggere lo sport, un binomio da maratoneti dell’inclusione

di Anna Alemanno

 

Inclusione vs Integrazione

di Loredana De Simone

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Apprendimento collaborativo e Sviluppo professionale dei Docenti

di Patrizia Corasaniti

 

RUBRICHE

 

Arte Musica e Spettacolo

Per un’educazione all’affettività a scuola: Corpo e anima di Ildikó Enyedi

di Vincenzo Palermo

 

Legislazione e normativa scolastica

La formazione dei docenti. Ci sono novità nel CCNL 2018?

di Anna Armone

 

Un libro al mese

I turbamenti dell’allievo Törless, di Robert Musil, e Il giovane Holden, di Jerome David Salinger

di Luciano Lelli

 

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