FARE L'insegnante n.5/2018

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale  di Ivana Summa e Luciano Lelli

Vera funzione formativa della

valutazione è formare competenze

Dopo a pubblicazione in G.U. del D.Lgvo n. 62/2017, riguardante la valutazione e la certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato,la questione “valutazione” torna alla ribalta, anche se è sempre presente nella scuola, fuori dalla scuola (pensiamo al valore legale dei titoli di studio e alla certificazione delle competenze!) connotando le stesse relazioni scuola-famiglia le cui comunicazioni si focalizzano soprattutto sui voti. Eppure sappiamo che, man mano che il nostro sistema scolastico si è evoluto, si è evoluta anche la funzione della valutazione che, nata con una quasi esclusiva funzione selettiva, gradualmente è approdata anche sul terreno della funzione formativa e di sostegno all’apprendimento e, perfino, di verifica dell’insegnamento.

Tuttavia, i docenti, nella loro pratica valutativa (si legga con attenzione il contributo di F. Cancellieri), non sempre sanno muoversi su questi diversi livelli ai quali non sono stati preparati né sul piano professionale né sul piano “culturale”, trovando un sicuro rifugio nelle tradizionali pratiche valutative. Eppure, almeno per la scuola del 1° ciclo, si sente l’esigenza di formazione sulla vastissima problematica della valutazione. Dal recente Rapporto di monitoraggio sul terzo anno di adozione sperimentale dei modelli di certificazione delle competenze nel primo ciclo, realizzato dal MIUR tra giugno e luglio 2017 sulle 2.689 scuole statali e paritarie che hanno partecipato alla sperimentazione nel 2016/17, emerge forte la richiesta di formazione già evidenziata nei primi due anni della sperimentazione come accompagnamento sul campo dei processi di innovazione.

Il Comitato scientifico nazionale sulla sperimentazione delle Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del 1° ciclo d’istruzione indica come priorità del Piano nazionale di formazione quella di «progettare una o più azioni strategiche nazionali di formazione sui temi della didattica per competenze e innovazione metodologica e della valutazione degli allievi, come ad esempio, un piano nazionale di formazione per formatori e figure sensibili».

Due gli aspetti che emergono dal monitoraggio sui bisogni formativi dei docenti: la didattica per competenze (74,4%) e gli strumenti per la rilevazione delle competenze (65,5%). Altro passaggio cruciale per le scuole: i raccordi tra la valutazione degli apprendimenti e la certificazione, scelto dal 54,4% dei docenti e già emerso durante tutta la sperimentazione. Per il 42,5%, poi, è necessaria la formazione sul curricolo verticale per competenze, mentre per il 40,2% l’approfondimento della relazione tra discipline, profilo dello studente e competenze. Del tutto marginali gli aspetti amministrativi legati alle certificazione. Insomma, gli insegnanti desiderano non solo essere informati sulle novità contenute nelle diverse norme (l’ultimo riferimento è proprio il D.Lgvo n. 62/2017), ma vogliono comprendere bene che cosa si chiede loro e con quali strumenti agire.

Quanto alla valutazione esterna - necessaria anche per fare delle comparazioni ma sicuramente non prioritaria - dobbiamo confermare le preoccupazioni manifestate da Luciano Lelli circa il suo continuo dilagare quasi che - aggiungiamo - si voglia affidare tutto il miglioramento del sistema scolastico ad una verifica “oggettiva” che superi le (arbitrarie) valutazioni degli apprendimenti affidate ai singoli docenti. Sappiamo bene,infatti, che al di là dei criteri espressi dal collegio dei docenti e, in alcune, scuole, degli strumenti valutativi messi a punto nei cosiddetti dipartimenti disciplinari, ciascun docente ne dà un’interpretazione del tutto personale. E ciò, ovviamente,va a discapito dell’equità valutativa almeno a livello di singolo istituto scolastico, mentre la valutazione esterna operata dalle prove INVALSI mette in un cono d’ombra la valenza formativa della valutazione inducendo gli insegnanti a concentrarsi sulla valutazione del prodotto, ovvero degli esiti di apprendimento. Ma i problemi e le criticità finora rilevate non sono esaustivi. Infatti, il Rapporto GettingSkills Right dell’OCSE, volendo far luce sulle competenze degli studenti italiani analizzando la loro preparazione a 360°, il 15 dicembre 2017, ha messo in evidenza che i nostri studenti, anche all’Università, imparano troppe nozioni teoriche, mentre le competenze stentano ad affacciarsi. Inoltre, sembra proprio esserci uno scollamento totale verso il mondo del lavoro, motivo che potrebbe portare nei prossimi anni ad un esercito di disoccupati tra coloro che non hanno reti familiari e sociali che, di fatti, ne favoriscono l’occupabilità. Insomma, la nostra scuola non forma competenze e non favorisce l’emersione del merito.

A questo punto si pone con forza una serie di domande “a grappolo” che rivolgiamo a tutti i nostri lettori e che formuliamo nel seguente modo: che cosa vogliamo che apprendano i nostri studenti? Se desideriamo che apprendano una certa quantità di conoscenze teoriche e valutiamo il loro grado/livello di padronanza, allora ci collochiamo in una prospettiva quantitativa e, dunque, verifichiamo e valutiamo questo aspetto. Se, invece, puntiamo, nel nostro insegnamento, all’acquisizione di conoscenze ed abilità capaci di generare competenze, verifichiamo e valutiamo questo aspetto utilizzando prove e criteri valutativi del tutto diversi da quelli quantitativi, privilegiando la prospettiva qualitativa.

Ferma restando la possibile ed efficace integrazione tra la valutazione sommativa e quella formativa, argomentata in modo convincente da G. Ritelli e F. Loperfido, dobbiamo convenire che il vero problema di una valutazione attendibile non è standardizzare le prove di verifica sia all’interno del singolo istituto scolastico attraverso le cosiddette “prove comuni” che all’esterno attraverso le prove INVALSI, bensì stabilire che cosa è utile insegnare e come insegnarlo favorendo un apprendimento significativo, che è il vero presupposto per una comprensione profonda, durevole, germinativa di competenze. Una volta stabilito questo aspetto che noi riteniamo fondativo, allora possiamo affrontare in modo diverso la valenza/funzione formativa di una siffatta valutazione. Infatti, mentre nella prospettiva quantitativa la funzione formativa si concretizza nell’incoraggiare e spronare l’allievo a prendere buoni voti attraverso il diametro valutativo del meccanismo del premio/punizione, nella prospettiva da noi proposta la funzione formativa si focalizza sulle cosiddette soft skills, a cui oggi si attribuisce un grande rilievo sia in ambito sociale che in ambito lavorativo. Stiamo dicendo che la vera funzione formativa della valutazione che, in un modo o nell’altro, afferisce ai saperi che hanno pur sempre radici di natura disciplinare, è quella di formare competenze che superano gli ambiti disciplinari in cui si sono formate assumendo una natura di trasversalità che rende efficace l’istruzione/formazione scolastica.

Infatti, le soft skills riguardano l’efficacia personale che fa leva su capacità come la creatività e l’equilibrio che sono indispensabili sia in ambito lavorativo che per la stessa tenuta delle comunità locali e delle reti sociali. A creatività ed equilibrio bisogna aggiungere la capacità di valutare sulla base delle informazioni raccolte e di decidere, di cooperare in situazioni di gruppo, di negoziare, di agire in base a valori etici.

Alma Laurea, che si configura come un Consorzio Interuniversitaria che opera fin dal 1984 facendo ricerca, tra l’altro, monitorando i percorsi di studio fin dall’uscita degli studenti dalla scuola secondaria di 2° grado, ha messo a punto la descrizione di 14 soft skills che sintetizziamo brevemente:

1. Autonomia, intesa come svolgere i compiti assegnati ricorrendo alle sole risorse personali.

2. Fiducia in se stessi, ovvero avere consapevolezza del proprio valore.

3. Flessibilità, che si realizza come capacità di adattamento alla realtà senza subirla.

4. Resistenza allo stress: ovvero essere capaci di reagire positivamente alle tensioni provenienti dall’esterno.

5. Capacità di pianificare ed organizzare, ovvero saper realizzare le proprie idee identificando priorità e guidando i processi.

6. Precisione, che è l’attitudine ad essere accurati, diligenti avendo attenzione anche per i dettagli.

7. Apprendere in maniera continuativa, che è anche la capacità di riconoscere le proprie criticità attivandosi per superarle acquisendo nuove conoscenze.

8. Conseguire obiettivi: è l’impegno, la capacità, la determinazione nel perseguire i propri obiettivi.

9. Gestire le informazioni, ovvero mettere in campo abilità di acquisizione di dati, organizzandoli e riformulandoli in modo coerente.

10. Essere intraprendente, ovvero saper realizzare i progetti.

11. Capacità comunicativa, che è visibile quando si è in grado di condividere informazioni, idee, valori... .

12. Problemsolving: è un approccio alla soluzione di situazioni problematiche in modo multiprospettico.

13. Team work, che è innanzitutto disponibilità a lavorare con gli altri costruendo relazioni positive.

14. Leadership, intesa come capacità di guidare gli altri facendo leva su motivazione e fiducia.

Se si utilizza la valutazione in ambito scolastico non soltanto basandosi sul passato (ciò che hai imparato finora) ma proiettandosi sul futuro, ovvero sullo sviluppo di capacità e sulla crescita personale, forse la scuola intraprende la strada giusta. X

Settembre 2018

Settembre 2018

Editoriale

La valutazione è imperfetta, ma si può migliorare

di Ivana Summa

 

TEMI DI SCUOLA

Il circuito funzionale di valutazione e progettazione curricolare

di Luciano Lelli

 

Ambiente di apprendimento e inclusione, tra normalità ed interventi personalizzati

di Feldia Loperfido - Giuseppe Ritella

 

PROBLEMI DI SCUOLA

Scuole che innovano

di Ivana Summa

 

Verso una migliore didattica dell’alternanza scuola-lavoro

di Carmen Russo

 

Gli esami di maturità: un rito di passaggio

di Gian Carlo Sacchi

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Viaggi nel tempo

di Laura Rossi

 

Quali possibili obiettivi per una valutazione iniziale

di Nicoletta Calzolari

 

SCUOLA PRIMARIA

Una esperienza innovativa: il tablet strumento motivante per gli apprendimenti

di Rosanna Rinaldi

 

L’Inglese? Tutte storie …

di Rita Quinzio

 

Arriva Settembre… riapre la scuola: come cominciare?

di Emanuela Cren

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

La logica del punto

di Michela Agazzani

 

Si “INVALSI” chi può! Cre-attività per allenare le competenze linguistiche

di Gabriele Benassi

 

Gesamtkunstwerk a scuola?

di Enrico Marani

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Idee per una grammatica dell’uso

di Laura Azzoni

 

Non solo test d’ingresso, lo studente è un mondo tutto da scoprire

di Anna Alemanno

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Lavorare con la terra All’aria aperta!

di Marina Tutino

 

RUBRICHE

Maestri del passato che parlano al presente

Friederick Fröbel

di Gianni Balduzzi

 

Arte Musica e Spettacolo

Il racconto dell’adolescenza e delle sue problematiche: il bullismo, il cyber-bullismo e la violenza di genere

di Vincenzo Palermo

 

Legislazione e normativa scolastica

Sanzione disciplinare della sospensione dal servizio: di chi è la competenza?

di Gianluca Dradi

 

Un libro al mese

I diseredati, di François-Xavier Bellamy

di Luciano Lelli

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