FARE L'insegnante n.6/2018

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale  di Ivana Summa e Luciano Lelli

Le innovazioni metodologiche e didattiche per il successo formativo

Questo numero di FARE L’INSEGNANTE si prefigge di mettere a fuoco, mediante una serie di interventi convergenti, una tematica sempre verde nel campo della ricerca pedagogica e delle pratiche didattiche adeguatamente consapevoli di sé, cioè a dire la tipologia delle innovazioni metodologiche e didattiche che è opportuno ed efficace porre in scena quotidianamente nell’attività scolastica per il conseguimento del successo formativo, detto in termini tradizionali per favorire in ogni allievo la formazione integrale di sé in quanto persona.

Come si può, innanzi tutto, interpretare il concetto di «innovazione», muovendosi oltre la nozione immediata ed epidermica dello stesso? In qualsiasi campo operativo innovazione è diversione dal cammino abitualmente seguito, per consapevolezza che la strada praticata non è più in grado di far conseguire risultati del tutto qualitativi e apprezzabili. Intraprendendo un percorso di innovazione in genere, se non si procede in maniera avventuristica, si è consapevoli del fatto che affrontare un itinerario operativo differente da quello secondo consuetudine praticato implica sempre un ventaglio più o meno esteso di problematicità e comporta coerentemente una consapevole assunzione di responsabilità.

Se si declina l’idea generale di innovazione in ottica scolastica, è pertinente riferirsi a due variabili connesse ma non sovrapponibili, appunto la metodologia e la didattica. Quindi innovazione metodologica va intesa come mutamento di rotta di ampio respiro, cambiamento radicale dello stile di insegnamento, per intenzione di mettere in scena - da parte di un docente - una impostazione operativa connotata da vistosi tratti caratterizzanti, di propria impegnativa elaborazione o assunta dalla riflessione in merito al fare scuola configurata da cultori di apprezzata capacità ideativa e propositiva.

Normalmente l’innovazione metodologica dovrebbe senza eccezioni venire adottata allorché a livello istituzionale si dà corso a una riforma dell’impianto complessivo (sostituzione dei programmi - indicazioni - vigenti con altri di differente fondazione pedagogica, varo di norme intenzionalmente miranti a far mutare agli insegnanti il loro costume professionale – è il caso, per esempio, della legge 107/2015 e della serie dei decreti legislativi congegnati per attuarla). Il tipo di innovazione metodologica qui evocato implica il coinvolgimento non di singoli docenti o di gruppi particolarmente disponibili bensì dell’intera comunità degli insegnanti, anche di quelli refrattari per conformazione psicologica o per disaccordo ideologico.

L’innovazione didattica è connessa a quella metodologica, ne costituisce la declinazione dettagliata, quotidiana. Da essa nessun insegnante, al quale bene si attenga tale appellativo, può prescindere. Non è in proposito esagerato sostenere che didattica assunta e vissuta quale tensione viva, caratterizzata da autenticità e originalità culturale, è il recto della realtà di cui innovazione costituisce il verso. Infatti, quando l’attività di un insegnante si esplica quale mera routine, stanca ed esangue ripetizione degli atteggiamenti da anni ed anni praticati, essa bandisce tout court la didattica dal novero dei comportamenti professionali manifestati e il docente così menzionato diventa sempre più inesorabilmente «irriflessivo».

Di innovazione didattica si occupa da oltre un secolo la ricerca pedagogica di impronta sperimentale, avendo spesso la medesima conseguito consapevolezze teoriche ed operative di alto rilievo, tuttora meritevoli di attenzione, anche se l’obsolescenza che interviene senza scampo a fare uscire di scena pure idee e suggestioni tuttora in grado di implementare le prassi ha azzerato la conoscenza di siffatte opportunità.

Con il proposito di scrollare via la polvere che ha comportato il diffuso oblio di una proposta per decenni oggetto di intenso interesse da parte di ricercatori ed educatori, do qui menzione della cosiddetta formula di William A. McCall, pedagogista sperimentale statunitense attivo all’inizio del XX secolo, formula elaborata ed argomentata da McCall nel 1923, nel suo testo How to experimentin education (egli non distingue tra innovazione e sperimentazione, come attualmente si ritiene opportuno).

S – (SI – FS – SF –C)

S è il soggetto (classe o singolo allievo) destinatario del processo di innovazione.

SI è la situazione iniziale, cioè a dire lo stato del soggetto all’avvio del percorso innovativo, riguardante, in sinergia o distintamente, aspetti cognitivi, affettivi, relazionali,... .

FS è il fattore sperimentale, ovverossia l’elemento innovativo introdotto per indurre nel soggetto una evoluzione significativa.

SF è la situazione finale, condizionata nella sua configurazione da FS.

C, infine, è il cambiamento apportato in SF rispetto a SI. Mediante l’analisi di C si possono acquisire molteplici informazioni sulla qualità dell’azione didattica posta in essere.

Probabile che qualcuno osservi che la formula è ovvia e da tempo metabolizzata. Può darsi, ma traguardare il proprio lavoro di insegnamento tramite la sua impostazione è atteggiamento ancora in grado di addurre buona consapevolezza.

Come appena osservato, è pertinente non sovrapporre le due realtà operative innovazione e sperimentazione. Nel senso che ogni sperimentazione è anche innovazione, ma non viceversa. La sperimentazione intesa nel significato rigoroso del termine comporta un intervento generato da una intenzione di mutamento di vasta portata, implicante anche componenti di rischio ben più incombenti rispetto a quelle connesse a ogni tipologia di innovazione, che è deontologicamente indispensabile tenere sotto controllo stretto, non essendo ammissibile che i soggetti in formazione di una sperimentazione traggano da essa danni in luogo di sviluppi di significativa qualità. Ancora - senza per altro presumere una descrizione circostanziata del comportamento professionale definibile sperimentazione - essa per adeguata correttezza di sé richiede la co-partecipazione al processo di un “soggetto di controllo”, vale a dire in campo scolastico una (o più) classe caratterizzata dalla medesima (o almeno affine) situazione iniziale di quella coinvolta nella sperimentazione, la quale consenta, mediante analisi delle situazioni finali di entrambe, di rilevare con pertinenza, gli esiti effettivi della sperimentazione.

Si dà un terzo elemento non escludibile sia nei percorsi di innovazione (la didattica autentica tout court come in questa argomentazione si sostiene) sia nei processi più impegnativi della sperimentazione vera e propria: la ricerca. Essa, soprattutto nella forma di recente molto investigata dagli studiosi della tematica, la «ricerca-azione», non dovrebbe mai essere estranea al bagaglio professionale di ogni docente, almeno come disponibilità a riflettere senza soluzione di continuità sulla configurazione della propria attività di insegnamento e sugli esiti di apprendimento da essa indotti negli allievi e, senza eccessiva riluttanza, a rettificare la rotta, se l’influsso sulla maturazione culturale e umana degli stessi non si palesa conforme allo sviluppo da un lato prescritto (versante istituzionale) da altro preventivato (progettazione dell’itinerario formativo da ogni docente in qualche misura messa a punto).

È, almeno a livello di basilare informazione, diffusamente noto che l’autonomia scolastica molto si fonda e confida sulle valenze funzionali in questa riflessione propedeutica toccate. Per avere di ciò consapevolezza, basta chiamare in scena il rilevante documento giuridico che è il DPR 275/1999, regolamento dell’autonomia, il quale con esemplare sinteticità e completezza pone le coordinate di una didattica innovativa sostanziata da rinnovamento dell’organizzazione, da pratica continua e coordinata di ricerca, sperimentazione e sviluppo.

Dando però un’occhiata, inevitabilmente impressionistica e sommaria, alla realtà complessiva delle scuole italiane, sarebbe azzardato sostenere che, a quasi un ventennio dal varo del regolamento, le tensioni innovative in esso stimolate mediante l’allargamento e il consolidamento dell’autonomia siano davvero divenute sostanza operativa assunta da tutte le scuole, nell’articolazione complessa delle variabili in questo intervento considerate. E dunque, molto lavoro occorre ancora compiere per fare dell’innovazione (della didattica autentica vissuta) la cifra costitutiva dell’impegno professionale di tutte le scuole e di tutti i docenti. X

Settembre 2020

Settembre 2020

Editoriale

La scuola della cittadinanza 

di Ivan Summa

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: l’attualità

L’educazione civica ai blocchi di partenza: alcuni interrogativi pedagogici

di Andrea Porcarelli

 

EDUCAZIONE CIVICA: un curricolo trasversale nel curricolo d’istituto

di Manuela Pettinari

 

Patti Educativi di Comunità

di Maria Grazia Accorsi

 

Lezioni di Autonomia: il paesaggio istituzionale

di Gian Carlo Sacchi

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: riflessioni

Il «sapere didattico» per l’insegnamento/apprendimento intenzionali

di Flavia Marostica

 

Sviluppo o apprendimento? Questo è il problema

di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

 

LE COMPETENZE: progettazione, didattica, valutazione

Una nuova identità pedagogico-educativa della scuola

di Loredana De Simone

 

Analizzare, confrontare e valutare criticamente per una cittadinanza attiva e digitale

di Nicoletta Calzolari

 

Il curricolo per competenze nella scuola dell’infanzia e del 1° ciclo

Piccoli archeologi crescono: una proposta sostenibile per ridare valore e spessore ad una disciplina trasversale nel primo ciclo di istruzione

di Silvia Bernardi

 

Rubriche

Esperienze DIGITALI

Escursioni digitali e scatti di viaggio. Quali sono le immagini che può trattare la scuola?

di Nicoletta Tomba

 

Scuole che INNOVANO

DiM, il dizionario multilingue fatto dagli studenti

di Lia Pensabene

 

Il CURRICOLO della CREATIVITà

Parliamo bene. La forma che esalta il contenuto

di Alessia De Pasquale

 

Il DIRIGENTE e il suo STAFF

Il Regolamento di istituto, il Patto di corresponsabilità educativa e la dad

di Anna Armone

 

LIBRI di SCUOLA LIBRI per la SCUOLA

Un libro molto utile per l’insegnamento dell’Educazione civica

di Flavia Marostica

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