FARE L'insegnante n.7/2018

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale  di Ivana Summa e Luciano Lelli

La scuola ai tempi del web

Il tema che in questo numero della rivista è fatto oggetto di attenzione riguarda l’utilizzo delle tecnologie nelle attività didattiche che vengono praticate nelle nostre scuole e, tra queste, sicuramente, è inclusa l’esplorazione del web. Ovviamente, ciascuno di noi è libero di essere favorevole o contrario all’utilizzo formativo delle tecnologie ma, in ogni caso, è necessario considerare che sia l’una che l’altra posizione, se estremizzata, è sbagliata.

Da un lato, infatti, non si può ignorare il fatto che la storia dell’umanità è anche storia delle tecnologie e che queste hanno un poteredi cui non sempre si comprende la portata, anche se la storia dell’uomo potrebbe essere scritta come storia di “epoche tecnologiche”.Di particolare rilevanza poi sono le tecnologie collegate alla produzione del sapere, alla sua trasmissione/documentazione nonché diffusione e comprensione. Il passaggio dall’oralità alla scrittura ha determinato una vera e propria rivoluzione culturale tanto da determinare l’evoluzione culturale di interi popoli e dell’intelligenza sociale. E oggi che le tecnologie ci mettono di fronte ad una trasformazione impensabile, come si dovrebbe attrezzare la scuola? È sufficiente introdurre le nuove tecnologie per la mediazione didattica o è necessario riconsiderare la stessa funzione della scuola in rapporto alla gestione della conoscenza?

D’altro canto, se non si può ignorare l’uso degli strumenti tecnologici, è anche rischioso adottarli in modo indiscriminato e lasciarli in uso agli alunni in modo rassegnato visto che i divieti non hanno effetto. Educare ai media, dunque, diventa un’emergenza educativa.

Ragionando su questo versante, facciamo un passo indietro. Alla fine del secolo scorso, il filosofo francese Régis Debray coniò il termine di mediasferaper descrivere in generale l’ambiente dei media che caratterizza una determinata epoca. Secondo Debray, tre tipologie di mediasfere si sono succedute nella storia dell’umanità: la logosfera, il periodo della oralità e della scrittura a mano; la grafosfera, che si sviluppa in seguito all’invenzione della stampa e vede prevalere la lettura privata; la videosfera, epoca in cui, in seguito alla diffusione dei mediaaudiovisivi, assistiamo al dominio delle immagini nel vivere sociale.

Il noto linguista Raffaele Simone, nel suo saggio “Presi nella rete. La mente ai tempi del web (2012)”, assume l’attuale mediasfera a fondamento delle sue riflessioni allorché sottolinea come le tecnologie moderne, con la loro multiforme presenza, che ha modificato il modo di comunicare, abbiano già trasformato la nostra maniera di usare il corpo e la mente. Fermiamoci su questo ultimo punto - le modificazioni della mente - poiché quelle relative al corpo sono del tutto visibili ai nostri occhi, specie se ci focalizziamo sui comportamenti personali e sociali.

Raffaele Simone ci mette di fronte all’evidenza per cui la mediasferaodierna ci accerchia in modo così serrato da avvolgerci in modo ineludibile tanto da aver creato un fenomeno che, in biologia, viene denominato esattamento(in inglese exaptation). Con questo termine, infatti, i biologi mettono in evidenza una sorta di inversione del processo evolutivo delle specie: funzioni e bisogni prima inesistenti si manifestano in modo prepotente ed urgente, perché il nuovo organo tecnologico ha messo in moto impulsi, bisogni, necessità prima sconosciuti. Sono bisogni ancestrali oggi risvegliati dalle tecnologie oppure - come suppongono molti studiosi di questi fenomeni - la modernità tecnologica sta inducendo un formidabile esattamentodella specie umana? L’esattamento, poiché non è un semplice adattamento di tipo evolutivo, in realtà ha creato un nuovo impellente e incontrollabile bisogno: il bisogno compulsivo di utilizzare i media, di connettersi per gli scopi più svariati e addirittura senza alcuno scopo. Sono già note alcune patologie collegate all’uso dei dispositivi tecnologici (tutte le molteplici forme di “disturbi dell’attenzione” di cui soffrono ormai molti dei nostri alunni ne sono una prova) e, soprattutto, all’abuso ossessivo da parte degli utenti più giovani, ormai vittime di questa nuova forma di dipendenza.

Come sta cambiando la nostra mente? Il fenomeno dell’esattamentocambia la nostra mente o, meglio, quella che viene denominata noosfera, cioè l’insieme dei pensieri, idee, opinioni, concezioni che pullulano nella mente umana. Così come la scrittura personale e poi quella a stampa hanno modificato le modalità percettive, comunicative e cognitive delle persone, allo stesso modo la mediasferacontemporanea sta modificando le nostre percezioni, le nostre forme comunicative e cognitive. E, allora, con quale formamentis arrivano i nostri ragazzi nelle nostre aule? Il loro“ambiente di apprendimento”, infatti, è al di fuori delle mura scolastiche e familiari, è seduttivo anche perché fuori dal controllo dei docenti e degli stessi genitori. Ma proprio qui, forse, sta il problema per la scuola perché avere a disposizione, fin dalla nascita, tante informazioni e tanti spazi comunicativi senza che si sia in grado di organizzarli in modo critico può essere davvero pericoloso.

La scuola, dunque, deve effettuare un vero e proprio salto di qualità che non può soltanto riguardare la didattica perché si tratta di rivisitare la sua stessa funzione sociale. Abbiamo già messo in evidenza come la realtà digitale eserciti una formidabile influenza nel campo della conoscenza, del suo formarsi, del suo diffondersi e del suo conservarsi. E non ci riferiamo alla conoscenza elaborata e posseduta dagli specialisti bensì a quella della gente comune, alla cosiddetta conoscenza diffusa. Questa rappresenta il bagaglio culturale che, nelle nostre società, solitamente si forma frequentando la scuola nella fase giovanile in vista di ulteriori acquisizioni future, che avvengono nei contesti più diversi e con diverse modalità durante tutta la vita.

Questa cultura di base, formatasi nelle aule scolastiche, consente alle persone di continuare ad imparare per tutta la vita, avendo maturato un’adeguata strumentazione culturale in grado di fare da filtro mentale, di organizzare continuamente il nostro sapere personale. Se consideriamo il fatto che la vita ci fa fare esperienza di un coacervo affastellato di informazioni - credenze, valori, opinioni, informazioni generiche che accumuliamo attraverso lo studio ma anche leggendo, conversando con gli altri, negli ambienti di lavoro - dobbiamo constatare come l’esperienza quotidiana stia cambiando la qualità del nostro “imparare ad imparare”.Il nostro modo di conoscere, la nostra esperienza del tempo, il nostro essere presenti/assenti contemporaneamente in diverse realtà, la nostra rapida concentrazione e altrettanto rapida distrazione sono segnali di un cambiamento che nei cosiddetti “nativi digitali”è già ampiamente presente e con il quale bisogna fare i conti.

Nella nostra epoca, le conoscenze così intese sono state coinvolte in una metamorfosi che riguarda l’apprendere e il comprendere: si apprende in modo più veloce e si comprende in modo più superficiale, poiché nell’hic et nuncdella connessione non c’è spazio per il pensiero riflesso.

Concludiamo questo nostro editoriale condividendo un’affermazione di R. Simone: ci troviamo di fronte ad una “tempesta culturale” di cui ancora non possiamo prevedere gli esiti. E, a questo punto, noi dobbiamo chiederci come la scuola, intesa come sistema scolastico e contemporaneamente come corpo docente, debba prendere coscienza di questo fenomeno che sconvolge la ragione fondativa dell’istituzione scolastica. La domanda è pertinente perché la scuola rappresenta ancora (o, forse, non più) l’istituzione delegata a trasmettere i saperi da una generazione all’altra, ma deve, ancora di più che in passato, fornire gli strumenti culturali per agire nella realtà così come si presenta in tutte le sue articolazioni sociali.

Per un’efficace trasmissione di informazioni oggi i docenti debbono avvalersi dei dispositivi tecnologici per non lasciare fuori il mondo e per animare cumiudicioil tradizionale ambiente di apprendimento che rischia di trasformare l’istituzione scolastica in una paleo-scuola o, peggio, in una neo-scuola dallo stampo naif. Non vogliamo fare i sociologici, ma abbiamo voluto fin qui fare delle riflessioni che, peraltro, esposte in modo così sintetico, rischiano di essere fraintese. In parole semplici, ci stiamo chiedendo come la scuola si stia attrezzando di fronte a queste sfide che hanno a che fare con la funzione trasmissiva della conoscenza e, contemporaneamente, con la sua funzione formativa. I contributi che pubblichiamo in questo numero vanno in questa direzione: ci dicono che è opportuno creare ambienti tecnologici che favoriscano l’apprendimento e la comprensione, a patto che gli insegnanti agiscano in modo sensato e all’interno di un progetto educativo articolato. X

Febbraio 2019

Febbraio 2019

Editoriale

Valutazione interna e valutazione esterna in sinergia: per un servizio non invasivo alla formazione

di Luciano Lelli

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: approfondimenti

Il circuito della valutazione

di Ivana Summa

 

La valutazione tra esiti e processi

di Loredana De Simone

 

Nuovi paradigmi per la formazione degli insegnanti

di Marco Bardelli

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: attualità

Le norme vigenti sulla valutazione: dalle disposizioni all’attivazione

di Maria Rosaria Mazzella

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Insegnante di sostegno, educatrice o assistente di base?

di Alessia Sansoni

 

SCUOLA PRIMARIA

Formare per “ben stare”

di Emanuela Cren

 

Imparare... leggendo

di Gheti Valente

 

Arte e fede: “Maria nell’economia della salvezza” Parte seconda

di Monica Piolanti

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

Biblioteche, un’occasione irrepetibile di contaminazione fra analogico e digitale

di Gabriele Benassi

 

A voce alta - La forza della parola. Per un progetto di eloquenza a scuola

di Vincenzo Palermo

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

“katà ghèn kai katà thàlassan (per mare e per terra) - Tutti sulla stessa barca”

di Donatella Iacondini

 

Un esempio di intervento migliorativo in una organizzazione complessa e mutevole: la scuola

di Marco Pellizzoni

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

La donna è come l’acqua: un’esperienza di didattica attiva nel CPIA

di Lia Peretti

 

Rubriche

Lettera al Direttore

di Luciano Lelli

 

Maestri del PASSATO che parlano al PRESENTE

Tolstoj: l’utopia di Jasnai Poliana

di Gianni Balduzzi

 

Le Parole della Scuola

Ricerca didattica  

di Luciano Lelli

 

Scuole che innovano

Laboratorio e oltre: progetto “Bio Orientiamoci”

di Lucia Peressini, Claudia Pinti

 

Arte Musica e Spettacolo

“Scappa - Get Out” e l’arte (violenta) della critica sociale

di Vincenzo Palermo

 

Legislazione e normativa scolastica

L’attività deliberativa del collegio dei docenti. La procedura

di Anna Armone

 

Un LIBRO al mese

Federico Rampini, Quando inizia la nostra storia

di Ivana Summa

 

 

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