Gestione della classe e dinamiche relazionali

FARE L'insegnante n.9/2018

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale  di Ivana Summa e Luciano Lelli

La problematica “gestione della classe” e “dinamiche relazionali”che si instaurano nelle varie modalità di attivazione del primo aspetto è la questione egemone in questo numero della rivista, trattata in vari contributi da una molteplicità di punti di vista. Il tema era stato trascelto in fase di programmazione annuale della rivista per la sua endemica rilevanza strutturale. Una sequenza ininterrotta di episodi enfatizzati con voluttà dai mezzi di comunicazione, anche oltre la loro reale portata, da non trascurare o minimizzare comunque, dà a detta attenzione una pregnanza ulteriore.Gli eventi ai quali alludiamo, tutti attinenti alla gestione della classe e alle dinamiche relazionali che in essa si manifestano, intercorrono, sono caratterizzabili in quattro ambiti.

Soprattutto con allievi piccoli (asilo nido, scuola dell’infanzia) avviene in modalità purtroppo reiterata che insegnanti indegni dell’appellativo si relazionano agli allievi con minacce, violenze psichiche e fisiche, manifestazioni di sé assolutamente inappropriate.

A tutti i livelli della scolarità succede con preoccupante frequenza che genitori, in dissenso rispetto a docenti che,sempre a torto secondo la loro percezione, hanno erogato una punizione, valutato negativamente una prova scolastica, espresso comportamenti a loro avviso non amichevoli e non iper-tolleranti, invece di rapportarsi a detti docenti urbanamente, in ottica di comprensione e animati dal proposito di risolvere assieme efficacemente i problemi, li affrontano in spirito di risentimento e avversione anche pervenendo a esplicite minacce e addirittura a modalità di prevaricazione corporali.

Terza casistica attuale, tra tutte con ogni probabilità la più diffusa, concerne gli studenti i quali tendono a fare in classe “il bello e il cattivo tempo”,offendono, taglieggiano, percuotono i compagni ritenuti più deboli, li sottopongono a scherzi atroci, esercitano nei loro riguardi forme intollerabili di coazione, nell’ambito del macro-comportamento oppressivo e vessatorio designato con il termine «bullismo».

Infine - è questa l’emergenza ritenuta al momento più preoccupante e inverosimile - capita anche che studenti (per lo più a livello di scuola secondaria di secondo grado) dileggino i professori, li umilino, li mettano alla berlina, addirittura pervenendo al vulnus massimo, la violenza fisica.

Ribadiamo ulteriormente che le evenienze menzionate sono quasi tutte percentualmente di bassa entità: però, oltre alla loro intrinseca negatività se considerate ciascuna nella loro specifica consistenza differenziata, esse arrecano grave nocumento al prestigio, alla buona nomea dell’istituzione scolastica complessiva, perché enfatizzate dai mezzi di comunicazione, trattate in modalità induttiva (se uno o due eventi si verificano non si resiste alla tentazione di sovrapporre la parte minimale al tutto) confermano i detrattori endemici nel loro pre-giudizio che la scuola è attanagliata da una crisi esiziale, brancola tutta nel buio del proprio coma incombente, è istituzione gravata da un cumulo di negatività che la rendono inemendabile.

Le tipologie terza e quarta evidenziate di disfunzioni sono anche conseguenza di un comportamento sociale molto diffuso, implementato dall’irruzione sulla scena delle relazioni comunicative dei social network. Anche per l’incidenza forte e purtroppo progressiva che esso esercita nella configurazione delle dinamiche relazionali intercorrenti all’interno delle comunità scolastiche, pure senza intervento di situazioni patologiche vere e proprie, riteniamo utile un certo indugio sulla questione.

Secondo norma ontologica e percettiva si danno fatti e rappresentazioni degli stessi. Tradizionalmente avviene (avveniva) che la rilevanza primaria (esistenziale, culturale, giuridica,...) è (era) generalmente riconosciuta ai fatti (res gestae) e che alle rappresentazioni tocca (toccava) una funzione di storicizzazione, memorizzazione, trasposizione simbolica, interpretazione, di grande importanza certamente per la comprensione della realtà, non tale però da marginalizzare la stessa, renderla strumento succubo della rappresentazione.

La distorsione, in modalità progressivamente più atroci, è quanto attualmente con irresistibile invasività accade, in larga misura a nutrimento anche delle manifestazioni a cui abbiamo sopra alluso. Per cui gli attori di atti di bullismo non riversano il loro malvagio interesse primario sulle prevaricazioni che perpetrano bensì sulla raffigurazione audiovisuale delle stesse tramite smartphone e pubblicazione, con intento di proposta alla universale fruizione, soprattutto nel social networkal momento dominante Facebook.

Il medesimo fenomeno (sovrapposizione della rappresentazione - quasi sempre di desolante fattura - alla realtà) non si verifica soltanto nel contesto di comportamenti inficiati da natura delinquenziale: agisce anche quando in occasione di un viaggio ci si preoccupa con scritture al limite dell’analfabetismo e orride visualizzazioni fotografiche di informare del minimale evento l’universo mondo, tutte le volte in cui ci si abbandona alla cloacale pratica dei selfie, quando in occasione di un pranzo domestico o fuori casa ci si affretta a mostrare ai disgraziati interlocutori virtuali l’immagine dei piatti ammanniti,... .

Si danno modalità praticabili di rigenerazione della gestione delle classi, mediante ripristino in esse di dinamiche relazionali pertinenti, senza limitarsi alla constatazione che si è al cospetto di una drammatica emergenza educativa (rilievo indubbiamente appropriato ma, in quanto solo dizione, sterile e neppure peculiare della più contingente contemporaneità)?

In merito riteniamo adeguato un atteggiamento connotato da pessimismo della ragione e ottimismo della volontà. Quasi certo è, nella temperie storica corrente, che la scuola non è più (ammesso che tale sia stata in altre stagioni) “apparato ideologico dello Stato”, come in epoca cronologicamente non remota di invasiva ideologizzazione parecchi elaboratori di opinioni sostenevano. Essa però è notevolmente condizionata, nelle sue espressioni funzionali e negli atteggiamenti dei cofattori che la popolano, dal contesto sociale che l’ingloba e inevitabilmente l’orienta. E la società nazionale complessiva evidenzia con immediatezza tratti negativi di imponente e progressiva gravità: deficit di ideali e valori, trionfo della futilità e della vacuità, deprezzamento delle scelte e delle predilezioni culturali autenticamente avvaloranti, inclinazione alla controversia generalizzata, incombenza di ideologismi demenziali in quanto radicati nel nulla, pretesa diffusa di avvalersi dei diritti con annichilamento dei connessi doveri... .

E dunque, se nella aggregazione sociale non si verifica una vera e propria renovatio, se non pervengono a prevalenza i principi già costitutivi del comportamento generalizzato denominato civicreligion, è improbabile che la scuola, la vita quotidiana delle classi, sia connotata senza eccezioni da principi quali la solidarietà, il rispetto, la generosità relazionale, la disponibilità all’impegno comportante dedizione e fatica, la condivisione profonda e creativa delle esperienze... .

Però, non è mai né tatticamente né strategicamente adeguato l’abbandono allo spirito di rassegnazione: quindi, malgrado la egemonica indisponibilità degli ambienti sociali a co-agire quali fattori positivi di unsistema formativo integrato,è etico e professionale che la scuola, mettendo in campo tutte le proprie risorse anche derivanti da una sua lunga e prestigiosa storia, incessantemente operi per salvaguardare la sua funzionalità formativa o ripristinarla nelle evenienze d’emersione di patologie.

Con tutta probabilità a configurare la qualità delle dinamiche relazionali nella gestione della classe è, in primo luogo, l’autorevolezza dell’insegnante. La parola autorevolezzaracchiude in sé una pluralità di significati: alta preparazione disciplinare, interdisciplinare, multidisciplinare; inclinazione a vivere la didattica come ricerca creativa delle soluzioni più atte a suscitare negli allievi apprendimenti autenticamente essenziali per la formazione della loro personalità; conoscenza delle predisposizioni sempre in rapida evoluzione dei ragazzi e adeguazione critica delle proprie modalità relazionali alla connotazione delle stesse; capacità di interiorizzare via via in maniera più solida e convinta nella coscienza degli alunni che la convivenza con gli altri esige la messa in atto e l’adesione a regole, non derogabili senza conseguenze; palesamento d’essere umanamente realizzato nella pratica quotidiana della ricerca e della scoperta culturale e grato per la funzione assunta di accostare al medesimo avvalorante impegno le giovani generazioni; attitudine a coltivare anche le utopiequali parametri esistenziali e ad affrontare pure le distopiecon il proposito di minimizzarne la avvilente incidenza. X

Novembre 2018

Novembre 2018

Editoriale

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Il team-teaching

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La co-progettazione tra team teaching, multi e interdisciplinarità

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Lo sfondo integratore: oltre la forma e l’apparenza,  la sostanza

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La valutazione degli alunni nel I Ciclo d’Istruzione: le innovazioni introdotte dal Decreto Legislativo n. 62/2017

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Team teaching: agire complesso, condiviso, fattibile

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SCUOLA SECONDARIA I GRADO

Ricchi di parole, ricchi di pensiero

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SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Un esempio di co-progettazione didattica per conseguire competenze dal profilo europeo

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La Bellezza tra virtù e virtuale

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ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Apprendere da adulti: alcune soluzioni pratiche per un’organizzazione flessibile della didattica

di Carla Deiana

 

RUBRICHE

Lettera al direttore

 

Maestri del passato che parlano al presente

Il primo maestro “moderno”: Vittorino da Feltre

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Le Parole della Scuola

Collegialità docente

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Arte Musica e Spettacolo

Re della terra selvaggia: educare alla costruzione del sé

di Vincenzo Palermo

 

Legislazione e normativa scolastica

Il Patto di corresponsabilità educativa. Ha valenza giuridica?

di Anna Armone

 

Un libro al mese

Ancora Edgar Morin, Conoscenza Ignoranza Mistero

di Luciano Lelli

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