La valutazione è imperfetta,ma si può migliorare

FARE L'insegnante n.1/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

La valutazione è imperfetta,ma si può migliorare

Editoriale di Ivana Summa

Parafrasando il titolo del famoso romanzo di Joseph Conrad, oggi la valutazione può diventare la linea d’ombra della scuola italiana: può diventare un non definito, personalissimo e al contempo universale, momento e processo di presa d’atto dell’impossibilità della perfezione valutativa e, insieme, del proprio essere soli quando si valuta. Chiavi di questo passaggio epocale sono il superamento della propria limitatezza ancorata all’individualismo e dell’apparentemente opposto sentimento di onnipotenza; superamento che avviene assieme all’accettazione piena della responsabilità professionale di essere soggetti che valutano, si valutano, vengono valutati all’interno di un quadro di riferimento che non fa superare la soggettività dell’atto valutativo, ma lo contiene dentro limiti e valori condivisi.

A noi sembra che questa transizione di natura culturale e sociale - fatta di consapevolezza, assunzione di responsabilità e accoglienza delle sfide che l’insegnare comporta - non sia stata compiuta, né con riguardo alle prove standardizzate né rispetto al rapporto di autovalutazione né ai piani di miglioramento. E, neanche, nella quotidiano valutazione dei nostri alunni.

è questa la prima riflessione che abbiamo fatto dopo aver letto attentamente il “Rapporto Nazionale Prove INVALSI 2018” la cui prima presentazione è avvenuta il giorno 5 luglio 2018, alla presenza del Ministro Bossetti, della presidente A.M. Aiello, del direttore generale P. Mazzoli e del direttore di ricerca R. Ricci. Data molto significativa, perché ci impressiona il fatto che, tra tante questioni urgenti, la valutazione scolastica abbia trovato uno spazio istituzionale. Certo, in altri tempi, connotati da un ricco dibattito culturale, scientifico – ma anche politico e sociale - e partecipato anche dalla “scuola militante” sulla questione della valutazione ci sarebbe stata molta più risonanza. Invece, la stampa quotidiana ha riportato brevi trafiletti, limitandosi a rimarcare l’ulteriore arretramento dei risultati ottenuti dalle regioni del centro e del sud. Qualche settimana dopo, gli esiti degli esami di stato conclusivi del 2° ciclo di istruzione manifestano una sorta di controtendenza poiché, paradossalmente, i punteggi più alti vengono conseguiti dagli studenti delle regioni meridionali. Ma la scuola, si sa, in luglio è in vacanza. Tuttavia, questo dato non abbisogna di raffinate analisi; è evidente, infatti, come le due rilevazioni si riferiscano a mondi valutativi opposti ed inconcialibili.

Non possiamo fare la ricca storia normativa che ha segnato in modo contraddittorio e perfino confuso i destini della valutazione del e nel sistema scolastico, ma non possiamo prescindere dal fatto che sono passati più di 20 anni dalle disposizioni normative contenute nell’articolo 21 della Legge delega n. 59 del 15 marzo 1997 che già prevedeva “l’obbligo di adottare procedure e strumenti di verifica e valutazione della produttività scolastica e del raggiungimento degli obiettivi”. Per non parlare del dpr n. 275/1999 che dispone che la scuola individui “le modalità e i criteri di valutazione degli alunni” e, nell’ambito dell’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo, eserciti la“ricerca valutativa”, mentre al ministro spettano l’individuazione degli “standard della qualità del servizio”, l’istituzione “di un apposito organismo autonomo di valutazione”, “le rilevazioni per la verifica degli apprendimenti... finalizzate a sostenere le scuole per l’efficace raggiungimento degli obiettivi”. Inoltre, l’art. 25 del D.Lgvo n. 165/2001 afferma che “i dirigenti scolastici rispondono in ordine ai risultati... sulla base delle verifiche effettuate da un nucleo di valutazione...”. Nè possiamo tacere che in questi anni si sono fatti tanti passi soprattutto per merito dell’istituto nazionale di valutazione, INVALSI, che peraltro ha raggiunto livelli tecnici di tutto rilievo anche e soprattutto nelle prove standardizzate.

Certo, l’attività dell’INVALSI obbliga tutti coloro che operano nella scuola a fare i conti in modo profondo con sé stessi e con la cultura valutativa pregressa, per poter rimuovere inerzie intellettuali, fumi ideologici, routine didattiche ed organizzative che, come è noto, rappresentano i fondamenti dell’autoreferenzialità.

Le scuole - anzi i docenti e i dirigenti, ciascuno per la propria parte - dovrebbero provare a dare risposte alle seguenti domande, facendo i conti con le proprie pulsioni ed emozioni oltre che con gli schemi mentali che hanno solide radici nelle pratiche valutative strutturate su solidi “artefatti” come i registri, le pagelle, gli scrutini, gli esami di stato, le attese delle famiglie:

Siamo pronti a mettere in discussione la mai scalfita cultura valutativa che si polarizza o su posizioni di balcanizzazione (ogni docente, quando valuta i suoi alunni, ha i suoi criteri taciti che non sempre coincidono con quelli espressi nel POF e che sono altra cosa rispetto alle prove INVALSI), oppure di burocratizzazione, fino ad esprimere una valutazione insensata sulla base della media aritmetica dei voti?

Tra la valutazione tecnocratica e quella formativa c’è una via di mezzo che ci può consentire di intrecciare virtuosamente le opportunità dell’una e dell’altra ?

Siamo pronti - dopo un lungo decennio durante il quale abbiamo fatto finta di farla - a fare autovalutazione d’istituto autenticamente finalizzata al miglioramento dei risultati conseguiti dall’insegnamento rispetto agli obiettivi di apprendimento prefissati e, soprattutto, al conseguimento di competenze?

Siamo pronti a utilizzare i dati INVALSI e il Rapporto di Autovalutazione d’Istituto delle nostre scuole per valutare prima, e migliorare poi, la qualità dell’insegnamento?

Accettiamo la sfida di una didattica che risponda pienamente alle esigenze dei nostri alunni e della società che, pur essendo in uno stato di continua ed accelerata valutazione, ha bisogno di istruzione e formazione?

Le altre domande le lasciamo ai singoli nostri lettori, perché noi ne vorremmo fare qualcuna al nuovo Ministro:

Che idea di scuola c’è alla base del sistema nazionale di valutazione? Scelga tra le seguenti risposte: selettiva o inclusiva?

Che idea di merito è sottesa alla valutazione degli apprendimenti? Scelga tra: il merito rispetto ai risultati o rispetto al punto di partenza?

Una volta accertato che una determinata scuola ha avuto un basso indice di valore aggiunto, come intende intervenire? Scelga tra: sanzioni o sostegno?

Pensa davvero che la qualità degli apprendimenti dei nostri studenti dipenda prevalentemente dalla qualità espressa da una scuola con le prove INVALSI? Risponda semplicemente: sì o no.

Se tutto il sistema valutativo messo in piedi in questi ultimi anni non è riuscito a contribuire significativamente al miglioramento - in termini di efficacia dell’insegnamento concretamente realizzato dai docenti - degli esiti di apprendimento, in quale altro modo è possibile intervenire?

Quanto alle scuole, desidero chiudere con alcune considerazioni/riflessioni che le riguardano:

non esiste al mondo un sistema di valutazione perfetto, ma non per questo un paese deve rinunciare a valutare il proprio sistema scolastico;

la valutazione degli apprendimenti (e non solo), nonostante la certificazione delle competenze, non può basarsi sulla discrezionalità valutativa dei singoli insegnanti;

i docenti dovrebbero regolare/regolamentare la loro discrezionalità valutativa che, nonostante tutto, resta l’unico strumento di potere professionale, considerato che la promozione degli alunni continua a basarsi sugli scrutini di scuola, ammantati perfino da esami di stato, come recentemente avvenuto con il d.l.gs n. 62/2017 a proposito dell’esame conclusivo del 1° ciclo;

le famiglie e gli studenti spesso contestano alla scuola e ai docenti le valutazioni perchè sono più interessati ai voti (esiti) che agli apprendimenti: è necessario spostare l’attenzione sui processi di apprendimento e sull’evoluzione formativa;

la legittima paura di essere valutati attraverso il RAV e le prove INVALSI può essere superata dalle scuole soltanto se, mentre si valuta e si viene valutati, si fa ricerca valutativa;

il miglioramento del nostro sistema scolastico passa attraverso l’intreccio di processi valutativi diversificati;

un sistema di valutazione può essere il primo passo affinchè le scuole mettano davvero in discussione quelle pratiche didattiche che, pur fallimentari quanto agli esiti di apprendimento, vengono reiterate quasi fossero assiomi irrinunciabili.

La valutazione è scomoda, lo sappiamo; ma non ci possiamo più permettere di adagiarci sulla free evalutation!

Quanto fin qui argomentato vuole rappresentare una sorta di “sfondo integratore” dei saggi contenuti in questo n. 1 della seconda annualità della nostra rivista. Gli stimoli di riflessione proposti dai diversi contributi vanno nella direzione di un continuo accrescimento della cultura valutativa diffusa nelle nostre scuole. E ciò è necessario soprattutto ad inizio d’anno.Buon lavoro! X

Settembre 2018

Settembre 2018

Editoriale

La valutazione è imperfetta, ma si può migliorare

di Ivana Summa

 

TEMI DI SCUOLA

Il circuito funzionale di valutazione e progettazione curricolare

di Luciano Lelli

 

Ambiente di apprendimento e inclusione, tra normalità ed interventi personalizzati

di Feldia Loperfido - Giuseppe Ritella

 

PROBLEMI DI SCUOLA

Scuole che innovano

di Ivana Summa

 

Verso una migliore didattica dell’alternanza scuola-lavoro

di Carmen Russo

 

Gli esami di maturità: un rito di passaggio

di Gian Carlo Sacchi

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Viaggi nel tempo

di Laura Rossi

 

Quali possibili obiettivi per una valutazione iniziale

di Nicoletta Calzolari

 

SCUOLA PRIMARIA

Una esperienza innovativa: il tablet strumento motivante per gli apprendimenti

di Rosanna Rinaldi

 

L’Inglese? Tutte storie …

di Rita Quinzio

 

Arriva Settembre… riapre la scuola: come cominciare?

di Emanuela Cren

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

La logica del punto

di Michela Agazzani

 

Si “INVALSI” chi può! Cre-attività per allenare le competenze linguistiche

di Gabriele Benassi

 

Gesamtkunstwerk a scuola?

di Enrico Marani

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Idee per una grammatica dell’uso

di Laura Azzoni

 

Non solo test d’ingresso, lo studente è un mondo tutto da scoprire

di Anna Alemanno

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Lavorare con la terra All’aria aperta!

di Marina Tutino

 

RUBRICHE

Maestri del passato che parlano al presente

Friederick Fröbel

di Gianni Balduzzi

 

Arte Musica e Spettacolo

Il racconto dell’adolescenza e delle sue problematiche: il bullismo, il cyber-bullismo e la violenza di genere

di Vincenzo Palermo

 

Legislazione e normativa scolastica

Sanzione disciplinare della sospensione dal servizio: di chi è la competenza?

di Gianluca Dradi

 

Un libro al mese

I diseredati, di François-Xavier Bellamy

di Luciano Lelli

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