Una concezione “classica”: il docente educa insegnando

FARE L'insegnante n.4/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Una concezione “classica”: il docente educa insegnando

Editoriale di Luciano Lelli

Ogni persona, soprattutto in età giovanile ed evolutiva, per realizzare se stessa ha l’impegno di affrontare un duplice, interconnesso percorso, di educazione e di istruzione. Come è ampiamente noto, si dà e opera una pluralità proliferante di cosiddette agenzie educative; è pertinente asserire che tra di esse è indubitabile il primato della famiglia? Con l’assunto si può concordare, seppure criticamente: perché, non solo nella contemporaneità, molte famiglie evidenziano carenze anche gravi nell’esercizio della loro costitutiva funzione educativa.

Nel novero complessivo delle agenzie educative, deve iscriversi anche la scuola, essa esercita legittimamente e con adeguatezza una funzione educativa? La risposta ovviamente non può che essere affermativa. Nella consapevolezza, per altro, che nello svolgimento dell’attività educativa la scuola rischia di incorrere in un consistente pericolo, quando l’istituzione in sé e i singoli docenti pretendono di formare gli allievi in aderenza a parametri definibili di natura ideologica, ovvero sia non operano in maniera tale che gli allievi pervengano a una personalizzata visione del mondo e a comportamenti, eticamente accettabili, da loro stessi trascelti. Mi pare indubbio che si dia una discrasia endemica tra educazione e ideologia, per la quale quasi fatalmente accade che l’educazione ideologicamente connotata non abbia una effettiva natura educativa.

Ricorre con alta frequenza una circostanza spiacevole: un conflitto di variegata entità tra famiglie e scuola in merito alle opzioni educative alle quali attenersi. Come si può efficacemente affrontare siffatta controversia? Soluzioni senz’altro efficaci e risolutive non è che siano immediatamente a disposizione: con qualche rischio di banalità e semplicismo, sostengo che la strategia più funzionale per togliere forza dirompente al contrasto sia il dialogo assiduo, ricercato e impostato in prevalenza dalla scuola con ricorso alla sua probabile più spiccata consapevolezza delle problematicità in campo.

Nelle eventualità non rare di persistenza della distonia, quale comportamento è pertinente che la scuola assuma? Adopero in proposito un illuminante insegnamento dell’insigne pedagogista Giovanni Maria Bertin, secondo il quale, quando non si dà sintonia tra scuola e altre agenzie educative, la prima deve avvalersi di una «aderenza reattiva», ossia tener conto, non ignorare gli orientamenti dagli altri co-fattori sostenuti, non appiattendosi però su di essi, se necessario contrastandoli con la proposta dei propri, sperabilmente dotati di più efficace sostanza educativa. Si ipotizza, dunque, qui, la liceità dell’estensione dell’azione educativa della scuola dagli allievi alle famiglie degli stessi, nella convinzione che si tratti di intervento non inverosimile, a condizione che la scuola sia rivestita, nell’apprezzamento dei co-fattori, di adeguata autorevolezza.

È diffusa oggigiorno la convinzione che ci si trova al cospetto di una sempre più drammaticaemergenza educativa, alla lievitazione della quale non irrilevante è il concorso delle tecnologie telematiche malamente abusate e di comportamenti sociali in progressione corrotti da insorgenze di degrado. Per far fronte alla menzionata emergenza con probabilità di buoni esiti, suggestiva, anche se non certo di agevole attuazione, è l’utopia del «sistema formativo integrato», cioè a dire l’alleanza tra tutte le agenzie educative per conseguire, in concordia e in connessione efficace delle specificità di intervento, la maturazione della personalità delle giovani generazioni.

Chiamo ora in scena una idea magari datata, tuttora però fornita di validità: la tesi che la funzione della scuola sia duplice, da un lato la simbolizzazione, dall’altro la socializzazione. In questo contesto simbolizzazione è l’ambito complessivo dell’insegnamento, nella varietà delle sue espressioni (disciplinare, multidisciplinare, interdisciplinare). Facile è inferire che funzione essenziale della scuola è appunto la simbolizzazione, mirando con avvedutezza alla quale essa favorisce anche la socializzazione, ovvero sia lo sviluppo dell’attitudine di ciascuno ad essere sempre più «persona sociale»: diretta affermazione questa della convinzione già anticipata nel titolo, ovvero sia che la scuola esercita la sua funzione educativa soprattutto, se non proprio esclusivamente, dando sempre corso a insegnamenti di qualificata fattura.

Oltre il tratteggio che precede, cerco adesso di esplicitare, con ricognizione più estesa, la concettualità e la movenza operativa insite nella tesi appena sopra enunciata. Precisando che, per un intendimento pertinente dell’assioma (nell’accezione di realtà evidente, che non abbisogna di sforzi dimostrativi puntigliosi, alla corroborazione della quale giova tuttavia una buona argomentazione) è necessario affrontare due interrogativi e dare loro risposta sensata: quali sono le caratteristiche di un insegnamento di pregiata caratura, in grado davvero di incidere quale azione autenticamente educativa? E, verso della medesima moneta, ossia problematica, quale tipologia di educazione è significativo perseguire costantemente, con ragionevolezza certi della sua qualità al servizio dello sviluppo integrale delle giovani generazioni?

Nei limiti secondo regola ristretti di questo testo introduttivo, non pretendo ovviamente di fornire, in poche battute, una risposta circostanziata: pongo in campo perciò soltanto evocazioni allusive, fugaci illuminazioni, meri spunti per intuizioni e approfondimenti personalizzati, per iniziativa dei lettori che di siffatti consolidamenti prediligono essere protagonisti.

Dell’insegnamento, dunque, qui. Esso è, etimologicamente,incisione di segni (mediante l’intervento implementativo dei docenti). Tale intenzione si concretizza tramite trasmissione di conoscenze essenziali per la costruzione progressiva della personalità degli allievi. Affinché le stesse siano effettivamente incisive, occorre che siano proposte con ricorso costante e pervasivo alla creatività e a una “gestualità mentale” di orientamento sempre innovativo. Mai tralasciando una consapevolezza fondamentale: le conoscenze che favoriscono la crescita non sono verità dogmatiche, assolute e definitive, ma sempre - come magistralmente evidenziato da Karl Popper - congetture”, intrise di problematicità, fallibili e falsificabili, da assumere quindi sempre con atteggiamento critico, sia sul versante del docente che dell’allievo.

Ancora, un insegnamento efficace e produttivo implica l’adozione di una molteplicità di scelte metodologiche, non l’abbarbicamento “routinario” al medesimo schema trasmissivo. In ultima istanza, poi, traguardo imprescindibile non è l’accumulo di conoscenze, bensì l’acquisizione da parte dei discenti della capacità di imparare, in aderenza a una convinzione oggigiorno diffusamente condivisa. Capacità perseguibile se ogni docente sa adeguatamente integrare, nei suoi comportamenti didattici, la scienza e l’arte. Ecco, se i menzionati connotati e altri effettivamente sorreggono l’attività di insegnamento, essa può con alta probabilità sostanziarsi di virtù educativa.

Qualche rilievo, connesso a quanto appena sostenuto, sull’educazione quale recto dell’insegnamento, per seguitare nell’uso di metafora già adoperata. L’avvertenza primaria che una scuola con vocazione educativa ha da tenere in focale evidenza è che il percorso non derogabile lungo il quale procedere comporta una evoluzione costante e lineare dall’etero-educazione all’auto-educazione: quando i soggetti in formazione evidenziano compiuta attitudine ad auto-educarsi si può ritenere con successo compiuta l’impresa, nella pienezza dell’e-ducere, estrazione da sé, sotto la propria responsabilità, di reti interpretative, valori, ideali, tensione al progresso.

Migrando dal piano d’indagine epistemologico a quello prevalentemente etico, a esaurimento parziale del discorso,si può con pertinenza sostenere che educare tramite l’insegnamento ha forma di incentivazione del rispetto di sé e degli altri, di stimolazione assidua dell’impegno di ricerca e buona operatività, di contributo alla conquista di una autentica libertà, di istillazione della consapevolezza che la cultura è valore essenziale, imprescindibile, di sollecitazione all’apertura costante verso gli altri, di co-operazione nello sviluppo massimo delle potenzialità di ciascuno... .

Una problematica quale la connessione funzionale tra insegnamento ed educazione è sostanzialmente “inesauribile”, la si può affrontare da una molteplicità di punti di vista e permangono sempre zone in ombra, necessitanti di ulteriore esplorazione. In questo numero della rivista si è tentato di scandagliarla, la problematica, appunto muovendo da detta consapevolezza: nella speranza d’essere riusciti a fornire qualche spunto efficace per l’implementazione non solo della conoscenza teorica ma anche della competenza professionale. In particolare tramite i contributi di Ivana Summa che argomenta sulla funzione educativa della scuola analizzando in specie, in merito ad essa, la interrelazione tra docenti ed allievi, di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella che indagano le specificità del curricolo verticale quale, appunto, strumento di integrazione di insegnamento ed educazione, di Loredana De Simone che affronta la questione in ottica prevalentemente filosofica, di Nicola Serio che presenta l’alta figura di Raffaello Lambruschini, il quale nell’Ottocento con grande perizia scrisse testi fondamentali sulla problematica qui discussa, sempre attuale, appunto per la sua intrinseca inesauribilità. X

Settembre 2019

Settembre 2019

Editoriale

FARE L'INSEGNANTE: UNA RIVISTA RINNOVATA

di Ivana Summa

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: l’attualità

 

E se l’Invalsi aiutasse le scuole a tornare alla didattica?

di Ivana Summa

 

I dati invalsi per il miglioramento: un processo in 4 punti

di Cristina Bonaglia

 

L’insostenibile leggerezza del primo ciclo

di Gabriele Benassi

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: riflessioni

 

Ruolo della scuola e competenze dei docenti: parliamone!

di Paolo Calidoni

 

Per un’autonomia che migliori le nostre scuole

di Ivana Summa

 

Che fine ha fatto il portfolio delle competenze?

di Gian Carlo Sacchi

 

LE COMPETENZE: progettazione, didattica, valutazione

 

Il curricolo per competenze nella scuola dell’infanzia e del 1° ciclo

LE DISCIPLINE... queste sconosciute!

di Loredana De Simone

 

Il curricolo per competenze nella scuola del 2° ciclo

SCHEMA DI ANALISI DISCIPLINARE

di Marco Pellizzoni

 

Il curricolo per competenze nella scuola degli adulti

Il B1 spetta al CPIA!

di Nicoletta Morbioli

 

Rubriche

 

Esperienze DIGITALI

“Girls Code It Better”: competenze digitali e coding come strumento per contrastare gli stereotipi di genere

di Lorella Silo

 

Scuole che INNOVANO

“La grande incertezza. Insegnanti alla ricerca di valori”

di Marco Bardelli

 

Il CURRICOLO della CREATIVITA'

Il cinema horror a scuola: dall’esperienza personale alla prova autentica: un percorso per l’acquisizione di competenze

di Vincenzo Palermo

 

Il DIRIGENTE e il suo STAFF

Il pasto a scuola: panino sì, panino no

di Anna Armone

 

LIBRI di SCUOLA LIBRI per la SCUOLA

Un libro, un articolo, una ricerca sul livello di istruzione e di cultura in Italia

di Flavia Marostica

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