FARE L'insegnante n.8/2018 -2019

FARE L'insegnante n.8/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Luciano Lelli, Direttore Editoriale

La funzione educativa della famiglia e della scuola: uno sguardo alla storia e all’attualità

FARE L’INSEGNANTEaffronta in questo numero una tematica essenziale riguardo al funzionamento della scuola, quella del suo rapporto con la famiglia; ispezionata in una triplice ottica: le tipologie della comunicazione, come nella tradizione sono lungamente state, come attualmente in linea generale si svolgono e come in vista della maturazione personale e del successo formativo delle giovani generazioni dovrebbero esplicarsi; le forme della corresponsabilità etica che entrambe le istituzioni è adeguato esercitino, al servizio educativo di bambini e ragazzi; le modalità della cooperazione che famiglia e scuola è necessario mettano in atto, sempre per favorire al massimo il«bene-essere» umano e culturale delle persone in fase di costituzione integrale del loro “sé”. Trattasi, dunque, di approccio intenzionalmente triplice che sfocia nel proposito di comprendere sinergicamente come il rapporto tra scuola e famiglia in potenza e in atto si articola e di fornire agli operatori scolastici qualche spunto per rendere il rapporto più dinamico e produttivo.

All’esordio della ricognizione è funzionale rappresentare una convinzione molto diffusa: sia la scuola che la famiglia soffrono per l’aggressione contro e in esse di patologie varie, designate nei discorsi valutativi in argomento con la categorizzazione apprezzativa crisi. In tale stato la scuola si arrabatterebbe da decenni e forse da sempre nella sua natura di“apparato ideologico” dello Stato. Lungamente dal suo canto la famiglia è stata percepita quale fondamento solido della società: man mano però essa avrebbe oscurato i suoi connotati di pregevole connotazione, caricandosi di disagi, inadeguatezze e negatività. Non mi prefiggo d’addentrarmi nelle accennate questioni di coloritura sociologica: mi limito qui a constatare che, rispetto a tempi non troppo regrediti nel passato, sia l’una che l’altra istituzione sono notevolmente cambiate, nel loro essere ontologico e nelle concrete manifestazioni di sé, non sempre e non necessariamente transitando dal meglio al peggio, anzi, anche presentando innovazioni comportamentali decisamente rilevanti per pregevolezza. Conseguentemente è mutata pure la relazione funzionale tra scuola e famiglia, la quale non è costituita solo dai fenomeni sui quali i mezzi di comunicazione di massa voluttuosamente si diffondono sul piano informativo, di aggressione anche fisica di esponenti familiari a docenti e dirigenti, ma anche da intrecci apprezzabili assai variegati.

In questa sorta di introduzione generale alla problematica, mi attengo tatticamente alla accennata tipologia triplice di esplicazione del rapporto tra famiglia e scuola. Avvio, quindi, la rapida osservazione dicendo innanzi tutto della comunicazione.

Lungamente in passato tra l’istituzione naturale (famiglia) e quella culturale (scuola) non si è data sostanzialmente effettiva comunicazione. La scuola operava sulla base dei suoi criteri pedagogici costitutivi (notevolmente persistenti nei suoi assunti fondativi) e manifestava un cospicuo disinteresse per le esperienze esistenziali extrascolastiche dei soggetti affidati alle sue cure educative. La famiglia era destinataria di periodiche informazioni sugli apprendimenti e sul comportamento dell’allievo di sua pertinenza, in colloqui ai quali un suo esponente si recava in spirito di sudditanza, incline a solidarizzare con gli insegnanti soprattutto se il giudizio ricevuto dagli stessi in merito allo specifico allievo non era apprezzativo, anche con assicurazione di duri interventi repressivi.

Sia per emersi convincimenti nella ricerca pedagogica e nelle prassi sull’importanza formativa dell’extra scuola nella configurazione degli apprendimenti e del comportamento scolastici, sia per rilevanti innovazioni normative introdotte (in particolare il DPR 416/1974 sulla compartecipazione anche dei genitori degli alunni alla gestione della scuola), sia per la rivoluzione tecnologica che sta facilitando al massimo le opportunità di comunicazione (con strumenti potenti ed economici quali i telefoni cellulari, la posta elettronica, dispositivi telematici quali WhatsApp) la comunicazione tra famiglia e scuola è stata ed è tuttora destinataria di cambiamenti estesi e profondi.

Personalmente inclino a ritenere che gli apporti dei mutamenti menzionati abbiano connotazione prevalentemente positiva, anche se non sono rare le espressioni di disagio e le manifestazioni di insofferenza di insegnanti oberati da eccesso di intrusione delle famiglie nella gestione dei processi formativi di loro stretta pertinenza e certamente censurabili le sovrapposizioni violente di familiari (casi clamorosi ma quantitativamente minimali) dissenzienti riguardo posizioni, scelte e valutazioni assunte dalle scuole.

Comunque, le emersioni di patologie relazionali rafforzano la convinzione che è adesso urgente la rivitalizzazione del Patto di corresponsabilità, con precisa puntualizzazione, anche per quanto concerne le tipologie della comunicazione, di ciò che attiene alla scuola e di quello che la famiglia può e anche deve fare. Se, infatti, le due istituzioni si sovrappongono o arrivano a invadere il territorio operativo di ciascuna peculiare, l’effetto non può non essere che confusione, incapacità di ascolto e comprensione, degrado della parola in chiacchiera.

Passo ora a una delineazione, sempre sommaria e introduttiva, della seconda valenza funzionale inerente al rapporto tra famiglia e scuola e concernente gli ambiti di responsabilità peculiari dell’una e dell’altra. È vexata quaestio se nella formazione delle giovani generazioni il primato, cioè a dire nel discorso qui intrapreso la responsabilità primaria, sia da riconoscere alla famiglia o alla scuola. Attualmente è condivisa, e con tutta probabilità concettualmente e operativamente efficace e produttiva, l’idea di un sostanziale equilibrio: essenziale è la funzione della famiglia per quanto concerne l’educazione complessiva, il progetto di vita, le scelte etiche ed esistenziali. D’altro canto di pari rilievo è il ruolo della scuola nella gestione dell’istruzione degli allievi affidati alle sue cure, soprattutto per quanto concerne contenuti, obiettivi, perseguimento delle competenze, metodi e opzioni didattiche. Ovviamente non sostengo qui che la famiglia non debba mettere bocca in argomento, come succedeva in epoche trascorse, probabilmente in situazioni meno stressanti e problematiche per i docenti: però, la scuola non deve essere troppo assillata dalle pretese e dai rilievi critici della famiglia, la quale in modalità adeguata esercita il proprio impegno educativo fidandosi dell’attitudine professionale, della capacità tecnica, della disponibilità all’attenzione e alla cura, della propensione alla continua qualificazione della propria azione delle comunità di docenti che in ogni scuola co-agiscono.

Consegue, per implicazione etica, che, anche al fine di prevenire l’insorgenza di conflitti nocivi per tutti (allievi, scuole, famiglie), le singole scuole e il sistema scolastico nazionale complessivo intensamente debbono operare per mantenere e anzi implementare la propria adeguatezza professionale, in termini di cultura, specializzazione metodologica e didattica, apertura alle esigenze formative delle persone affidate alle loro cure, ottemperanza al diritto dei giovani di fruire di prestazioni di insegnamento sempre di decorosa consistenza ed anzi tendenzialmente ottimali.

Non è certamente agevole una adeguazione all’impegno in fugaci termini descritto senza ombre pertinente: anche per il fastidioso motivo che, ormai da qualche decennio e come non avveniva con pari insistenza in passato, implacabilmente e senza sostanziali cambiamenti di orientamento, sulla scuola si riversano gli strali critici di una molteplicità di opinion makers, secondo i quali sempre la scuola è in crisi, si arrabatta convulsamente in un groviglio di problemi che non riesce ad affrontare e tanto meno a risolvere, non è più capace di esercitare con perspicua professionalità la propria funzione istituzionale e fornisce, perciò, agli utenti un servizio di scarsa apprezzabilità.

Ecco, anche a contrasto di siffatta tenacissima opinione negativa e pure denigratoria, famiglia e scuola dovrebbero con più stretti vincoli allearsi nell’allusa rigenerazione delPatto di corresponsabilità, appunto per evidenziare, anche con la vivezza e l’efficacia della loro connessione funzionale che, pur nella consapevolezza della difficoltà degli impegni ai quali far fronte, la capacità di educazione e istruzione di entrambe le componenti non è così deficitaria come gli orientatori delle opinioni collettive vorrebbero far credere.

Dicoda questo punto della terza specificità in cui in questo numero di FARE L’INSEGNANTE è stata articolata l’indagine sulle relazioni funzionali tra famiglia e scuola, la cooperazione. Ribadisco che le tre prospettive d’approccio sono sinergiche: nel senso che una pertinente gestione della comunicazione agevola la consapevolezza e le pratiche efficaci della corresponsabilità, la quale è auspicabile che produca forme innovative e autenticamente formative di cooperazione. È questo per molti versi l’aspetto più delicato e problematico: per la ragione che - come ho en passant sopra annotato - incombe il rischio della sovrapposizione, della confusione dei ruoli pertinenti di ciascuna delle due istituzioni sul rapporto tra le quali qui rifletto.

Ciò ulteriormente evidenziato, nulla esclude, anzi tutto auspica che famiglia e scuola operino d’intesa, anche nella pratica delle attività e delle esperienze didattiche. Mi diffondo un poco in siffatta scansione dell’indagine.

La ricerca pedagogica da ormai lungo tempo sostiene che l’extrascuola costituisce per scolari e studenti ambiente di apprendimento, anzi, pluralità di ambienti di apprendimento, classificabili, secondo una nota categorizzazione degli stessi, quali non formali e informali. In essi, certamente dal punto di vista quantitativo, si svolge la maggior parte delle esperienze esistenziali e in senso lato educative di bambini e ragazzi. Acquisita esplicita consapevolezza di ciò, la scuola è uscita dai suoi tradizionali confini topografici (edificio complessivo, aule e immediate pertinenze) inducendo gli allievi ad esplorare il proprio ambiente di vita con i suoi strumenti interpretativi, nell’ottica di una forte risalto formativo di tali esperienze.

Essa però, per contingenze facilmente intuibili, può riservare a tale estensione soltanto una quota parziale del suo impegno e del suo tempo di attività. Ad adeguata implementazione, è altamente positivo che intervenga la famiglia, con viaggi, visite a musei, pinacoteche e altre opportunità culturali, anche con qualificazione in declinazione educativa delle singole e quotidiane esperienze esistenziali che bambini e ragazzi compiono. A ulteriore valorizzazione di siffatte caratterizzazioni dell’extrascuola, è pertinente che la scuola costantemente intervenga, trattandole come «saperi caldi», integrativi dei «saperi freddi», mediati dalle discipline, che sono il suo tradizionale campo di attività. In siffatta esplicazione ideale della cooperazione, dunque, accade che la famiglia costruisce ed amplia le esperienze esistenziali di bambini e ragazzi e la scuola ne fa oggetto di riflessione critica, di approfondimento e sistematizzazione cognitivi, così traducendole in occasioni fondative della maturazione culturale che ciascun allievo è indispensabile persegua.

La cooperazione tra famiglia e scuola è resa nei tempi correnti indispensabile e primaria, per l’avvento in scena sempre più imponente delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Tale presenza di grande rilevanza formativa, come diffusamente si sa, implica la disponibilità a scuola di svariati dispositivi informatici e telematici, che, per motivi di natura finanziaria, essa non può sempre acquisire per tutti gli allievi. Promana da tale circostanza la assai pubblicizzata metodologia BYOD (bringyourowndevice -porta il tuo dispositivo personale), consistente appunto nella richiesta che le famiglie dotino gli allievi delle attrezzature elettroniche funzionali all’implementazione della didattica.

In larga misura derivazione della ancora in corso rivoluzione digitale si può considerare una metodologia di sempre più ampia diffusione a livello internazionale, la cosiddetta Flippedclassroom (argomento in questo numero della rivista di una specifica presentazione ad opera dello scrivente). Senza particolare insistenza, qui, nell’esplicitazione dei tratti costitutivi di detta metodologia didattica, evidenzio comunque che essa muta profondamente la relazione cooperativa tra famiglia e scuola. Nella tradizione, infatti, la famiglia in merito allo svolgimento domestico dei cosiddetti compiti aveva (in realtà tuttora ha) una mera funzione sussidiaria, di stimolazione e controllo, in non pochi casi di intervento diretto nello svolgimento delle consegne addossate agli alunni.

Nell’ambito della gestione integrale o parziale della Flippedclassroom, la funzione cooperativa della famiglia muta notevolmente: non più tenuta a mera vigilanza o inappropriato intervento sostitutivo bensì sollecitata appunto a cooperare: nella messa a disposizione delle indispensabili attrezzature elettroniche, nella acquisizione primaria da parte di bambini e ragazzi delle nozioni e delle informazioni che la scuola, mutata anche grazie a tale riqualificazione della ruolo della famiglia la propria tipologia di azione formativa, procede sinergicamente a precisare, approfondire, collegare, tradurre in conoscenze e competenze solide e non volatili nel patrimonio conoscitivo degli allievi. X

Aprile 2019

Aprile 2019

Editoriale

La funzione educativa della famiglia e della scuola: uno sguardo alla storia e all’attualità

di Luciano Lelli

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: approfondimenti

La funzione sociale della scuola alla base del rapporto con le famiglie

di Ivana Summa

 

Dalle funzioni dei sistemi educativi al ruolo dei docenti

di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

 

La centralità della comunicazione nei processi di insegnamento-apprendimento

di Elisabetta Imperato

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: attualità

Dalla classe alla famiglia e ritorno: quali gli “step” per una comunicazione virtuosa ed efficace?

di Emanuela Cren

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Le nostre famiglie

di Nicoletta Calzolari

 

“Leggiamo per crescere insieme”: nascita di una biblioteca scolastica

di Laura Rossi

 

SCUOLA PRIMARIA

Sociale, che abilità!

di Rita Quinzio

 

A scuola di filosofia. Come educare a pensare con la filosofia delle emozioni

di Gheti Valente

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

L’incontro con il “testimone”, tra storia e memoria

di Alessandro Ferioli

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

La formazione per una didattica efficace

di Loredana De Simone

 

La seconda prova scritta del nuovo esame di Stato

di Marco Pellizzoni

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Il C.P.I.A.: il mondo in classe

di Mimosa Crestani

 

Rubriche

Lettera ad Direttore

di Ivana Summa

 

Maestri del PASSATO che parlano al PRESENTE

Anton Semënovič Makarenko 

di Gianni Balduzzi

 

Le Parole della Scuola

Flipped Classroom

di Luciano Lelli

 

Scuole che innovano

Scuole innovative da tutto il mondo

di Marco Bardelli

 

Arte Musica e Spettacolo

Visita al Museo: tra il dire e il dare, tra storia narrata e passato affidato

di Nicoletta Tomba

 

Legislazione e normativa scolastica

La comunicazione scuola-famiglia. I fondamenti giuridici e i diritti sottesi

di Anna Armone

 

Dall’ufficio di segreteria...

La scuola dopo quasi 20 anni ha un nuovo regolamento di contabilità

di Marsa Bassani

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