FARE L'INSEGNANTE N.2/2020

Editoriale di Ivana Summa - L’attività di ricerca e sperimentazione è il fondamento dell’autonomia scolastica

In questo editoriale desideriamo mettere in evidenza il tratto distintivodi questa rivista che faremo in modo che diventi sempre più evidente e percepito dai nostri lettori. I contributi che pubblichiamo nascono dalla ricerca-azione di singole scuole e/o di singoli insegnanti, ma si avvalgono anche della ricerca accademica di matrice psico-pedagogica. Siamo convinti, infatti, che l’una e l’altra si intreccino efficacemente e che soltanto insieme possono dare un contributo al miglioramento del sistema scolastico italiano. Che certo non migliora soltanto attraverso le azioni promosse dal MIUR - pure apprezzabili e quanto mai provvidenziali- e con tutto l’apparato strumentale posto in essere dall’INVASI: prove nazionali standardizzate, Rapporto di autovalutazione d’istituto, Bilancio e Rendicontazione Sociale.

Tutte queste azioni top-down sono destinate a diventare mere procedure burocratiche se - e purtroppo succede ancora troppo spesso - non incontrano contesti scolastici che praticano, concretamente e quotidianamente - l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo che, all’art. 6 del D.P.R. 275/1999 (vent’anni fa!) prevede quanto segue:

“1. Le istituzioni scolastiche, singolarmente o tra loro associate, esercitano l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali e curando tra l’altro:

a. la progettazione formativa e la ricerca valutativa;

b. la formazione e l’aggiornamento culturale e professionale del personale scolastico;

c. l’innovazione metodologica e disciplinare;

d. la ricerca didattica sulle diverse valenze delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e sulla loro integrazione nei processi formativi;

e. la documentazione educativa e la sua diffusione all’interno della scuola;

f. gli scambi di informazioni, esperienze e materiali didattici;

g. l’integrazione fra le diverse articolazioni del sistema scolastico e, d’intesa con i soggetti istituzionali competenti, fra i diversi sistemi formativi, ivi compresa la formazione professionale”.

Forse dovremmo chiederci quante scuole, in questi anni, si sono dotate di gruppi di ricerca,ex art.6, sul miglioramento dell’offerta formativa della scuola, ma hanno preferito sprecare risorse professionali per assegnare incarichi di referenza, commissioni, e via dicendo. Come scrivevamo ormai due decenni fa, l’autonomia di ricerca, sperimentazione, sviluppo rappresenta il cuore pulsante di tutte le scelte che un’istituzione scolastica autonoma è chiamata a fare perché è in grado di mettere in circolo ricerca teorica e ricerca empirica, aggiornamento e formazione, apprendimento individuale ed apprendimento organizzativo, facendo interagire le spinte esterne all’innovazione con la“tensione”interna al miglioramento continuo.

Tuttavia, questa particolare e fondamentale forma dell’autonomia scolastica non ha avuto fortuna nelle nostre scuole, tanto che l’ultima legge di riforma- L. 107/2015 - non la cita mai, anche se i dispositivi introdotti non ne possono fare a meno. Così l’autonomia è diventata l’applicazione, più o meno “sensata”(il mio pensiero va alle “sensate esperienze” di Galilei) delle norme, assimilandole alle pratiche esistenti.

Al contrario, nelle imprese che guardano al futuro e al miglioramento continuo, la Ricerca e Sviluppo (R&S, ovvero Research and Development) rappresenta uno settore strategico ed indica quella parte della struttura organizzativa che viene dedicata allo studio e alla progettazione di innovazioni per migliorare i propri prodotti, per crearne di nuovi, o per migliorare i processi di produzione. Nelle nostre scuole, la R&S dovrebbe rappresentare il luogo e lo strumento attraverso cui si cerca di migliorare l’offerta formativa della scuola - ovvero il curricolo - in termini di esiti di apprendimento. è un’attività di tipo endogeno perché è la scuola stessa che riflette su ciò che fa su ciò che potrebbe fare, a partire dalla stessa“applicazione” delle riforme. Il mancato riconoscimento di questa funzione da parte delle stesse scuole fa sì che le riforme e i numerosi dispositivi amministrativi e perfino l’utilizzo dei fondi europei, sono pensati al di fuori di una concreta attività di ricerca sui bisogni della propria scuola. Paradossalmente, con l’avvento della scuola dell’autonomia, la parola “ricerca” ha subito uno snaturamento e un impoverimento di significato, viene taciuta ed emarginata come un vezzo di qualche dirigente scolastico in vena di protagonismo, anche se chi fa ricerca nella prospettiva da noi indicata in realtà non ha abbandonato l’ “anima pedagogica” dell’insegnante.

Infatti, nella tradizione pedagogica della scuola, il concetto di ricerca rimanda ad un fiorire di esperienze intelligenti, ricche di qualità formative, proprie di una scuola intensamente impegnata nel rinnovamento dei metodi e dei contenuti, all’interno di una forte finalizzazione educativa del lavoro con gli alunni. Ricercare significa riflettere, pensare, immaginare mondi diversi, diventando una vera e propria metodologia che alimenta la professionalità docente che, senza di essa, non è neanche tale.

La condizione essenziale per fare ricerca è prendere atto dell’esistenza di un problema, senza del quale non c’èricerca se non c’è tensione che sempre genera la presenza di qualche in problema da risolvere, e la ricerca consiste, appunto, nel processo di soluzione.Il problema è il cuore del processo della ricerca, l’origine e il termine di riferimento costante per tutta l’attività, che si conclude quando a questo problema èfornita una qualche ipotesi di soluzione. Lo stesso discorso, manco a dirlo, vale per l’innovazione didattica che intende andare verso l’acquisizione di competenze. All’alunno/studente è necessario porre dei problemi, responsabilizzandolo nell’attività di ricerca volta alla soluzione.“Se faccio, capisco”è un buon motto, ancora valido. Solo che, nella logica della ricerca, il “fare” non si identifica né si esaurisce con l’azione diretta (la manipolazione, l’uscita, la realizzazione del cartellone, la rappresentazione teatrale...), ma riguarda il fare procedurale, l’impiego di metodi di indagine specifici, finalizzati alla soluzione del problema e alla scoperta.

Vogliamo - meglio, desideriamo - che le nostre scuole diventino istituti di ricerca e sperimentazione perché sono in grado di fare indagini in proprio e di utilizzare i dati fornititi da altri Istituti (INVALSI, ma anche INDIRE), di interrogarsi e riflettere senza mai accontentarsi di quello che si fa, rivisitando in modo critico le vecchie pratiche ed accogliendo - sempre in modo critico - le nuove proposte metodologiche e didattiche. Insegnare è una bella impresa e, come tutte le imprese, è segnata dall’avventura, dalla scoperta, dalla sorpresa, dalla ricerca continua. Ed anche l’apprendere diventa, in questa prospettiva, una bella impresa che ciascun alunno compie in proprio, aiutato dai compagni e dagli insegnanti, ma di cui resta l’unico autore.

Chiediamo ai nostri lettori di leggere i contributi di questo numero come frutto di ricerca per farli diventare supporti alle ricerca che facciamo - ma non facciamo mai abbastanza! - nelle nostre scuole.

La rivista vuole essere di supporto allo sforzo di miglioramento delle nostre scuole e, in futuro, la casa editrice EUROEDIZIONI, metterà a disposizione ulteriori supporti formativi pensati proprio per le scuole che vogliono investire su se stesse.

Far crescere le proprie scuole la propria scuola è, tuttavia, un’impresa collettiva e funziona soltanto se contribuisce ad aumentare il benessere delle persone che ci lavorano. Oggi tale espressione identifica la percezione globale dell’ambiente lavorativo e di tutti coloro che ne fanno parte, mettendola in rapporto diretto con la capacità di agire con successo. Le scuole efficaci hanno persone che agiscono con forte motivazione, che si assumono responsabilità, che cercano gratificazioni e soddisfazioni. Né i Ministri, né i sindacati sono in grado di agire su queste leve che sono di natura psicologica, che chiamano in causa tutte le persone che, insieme, creano unacultura professionalecentrata sulle proprie capacità e competenze. X

Giugno 2020

Giungo 2020

Editoriale

La scuola di fronte ad un compito di realtà

di Ivan Summa

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: l’attualità

Le politiche educative per l’infanzia

di Gian Carlo Sacchi

 

Una metafora per valutare

di Gabriele Benassi

 

La FaD non è la DaD

di Nicoletta Morbioli

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: riflessioni

La mediazione didattica

di Flavia Marostica

 

La valutazione e lo sviluppo delle Risorse Umane a scuola

di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

 

L’educazione civica al tempo del COVID: tra responsabilità e speranze

di Andrea Porcarelli

 

LE COMPETENZE: progettazione, didattica, valutazione

LA VALUTAZIONE: Strumento REGOLATIVO della e nella progettazione curriculare per competenze

di Loredana De Simone
 

Il curricolo per competenze nella scuola dell’infanzia e del 1° ciclo

Parole per raccontare

di Michela Martelli e Claudia Pinti

 

Il curricolo per competenze nella scuola del 2° ciclo

L’Homo viator e la fenomenologia della migrazione di massa tra cinema di genere e cinema d’autore

di Vincenzo Palermo

 

Il curricolo per competenze nella scuola degli adulti

Didattica a Distanza/Fruizione a Distanza

di Fabio Sommacal

 

Rubriche

Esperienze DIGITALI

DAD, ovvero Dirigere a Distanza

di Marco Mongelli

 

Scuole che INNOVANO

Cronaca di una rivoluzione: la valutazione autenticamente formativa

di Marika Fiorese

 

Il CURRICOLO della CREATIVITà

Porte aperte dei musei virtuali al tempo del coronavirus

di Nicoletta Tomba

 

Il DIRIGENTE e il suo STAFF

La valutazione nella DAD: profili formali

di Anna Armone

 

LIBRI di SCUOLA LIBRI per la SCUOLA

Un interessante piccolo libro tra storia e educazione alla cittadinanza

di Flavia Marostica

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