FARE L'INSEGNANTE N. 3/2020

IL CORAGGIO DI FARE SCUOLA

Editoriale di Ivana Summa

Per cercare di comprendere davvero quali sono le sfide innovative che la scuola - il sistema e le singole scuole, ma anche i docenti e la società tutta - è chiamata ad affrontare, è necessario sollevare lo sguardo in alto, molto in alto perché, guardando in basso, si può correre il rischio di restare offuscati dalle miserie di tutti i tipi con cui le scuole fanno i conti ogni giorno e da molti anni.

Parlare di educazione non significa parlare tout court di scuola come luogo fatto di banchi e muri, bensì del significato più saliente della conoscenza e dei processi formativi dei giovani. La trasmissione della conoscenza riguarda la sua acquisizione, la distribuzione, l’ assimilazione, l’utilizzazione e modi della sua produzione ed evoluzione. è bene tener presente che i processi educativi non sono neutri ma impattano fortemente con i modelli di socializzazione diffusi nella società e con le scelte educative, più o meno consapevoli, delle famiglie. Questa brevissima premessa vuole descrivere un’opzione che vogliamo condividere con coloro che erogano il servizio nelle migliaia di scuole che costituiscono la galassia del sistema scolastico,insegnanti e dirigenti scolastici: è impossibile separare l’educazione dall’istruzione.

Mi rendo conto che il discorso è impegnativo e certo non può essere affrontato in modo superficiale, né tanto meno da chi scrive queste poche righe e dai contributi contenuti in questo numero della rivista, ma è evidente che chiama in causa il filo rosso che attraversa tutte le azioni che rappresentano la spina dorsale dell’educazione. Infatti, con il moltiplicarsi/ramificarsi della conoscenza, si rende necessario trasformare il suo modo di insegnarla anche perché sta cambiando il modo stesso di apprendere e, d’altro canto, la globalizzazione dei valori sociali dominanti rende particolarmente complesso l’educare sia per la scuola che per le famiglie, certamente non risolvibile con il patto formativo che si fa firmare ai genitori al momento delle iscrizioni. A questo proposito citiamo il contributo di Pellizzoni e Borra, focalizzato sugli adolescenti, perché ci fa comprendere, anche attraverso alcuni esempi di progettazione curriculare, come sia condizione essenziale per il successo formativo (e non solo scolastico!) una“santa alleanza” tra scuola e famiglia, soprattutto in questa fascia d’età. Che è un’alleanza educativa non scissa da una alleanza per un apprendimento efficace, un “patto tacito”ma efficace.

L’educazione, intesa come formazione della persona attraverso l’istruzione, è diventata la sfida alla quale la scuola e la famiglia non possono più sottrarsi, e che si può vincere soltanto se non ci si divide, non ci si osteggia e non ci si ignora, ma anzi si condividono gli stessi valori e gli stessi obiettivi. Bisogna riconoscere che oggi è davvero difficile affrontare questo snodo che rappresenta la radice - ovviamente nascosta, sotterranea - del successo formativo: la scuola, da sola, non può più costituire quell’ascensore sociale che è stato almeno fino a qualche decennio fa, quando erano proprio le famiglie ad investire sull’istruzione per fare il salto sociale cui ambivano.

Tale alleanza consente di creare un nuovo orizzonte di senso all’agire della scuola e della famiglia rinnovandone in modo formidabile il mandato istituzionale sia dell’una che dell’altra, poiché mantengono entrambe le radici dentro la nostra Carta Costituzionale.

Se questo è lo sfondo sul quale ci muoviamo, abbiamo il dovere professionale di non fare “confusione” tra l’una e l’altra istituzione ed anzi di rivendicare con forza il compito peculiare della scuola: la formazione della persona attraverso l’acquisizione delle conoscenze e - non meno importante - attraverso la motivazione ad accrescere la conoscenza personale anche quando il ciclo di frequenza scolastica è terminato. èquesta, infatti, la madre di tutte le competenze per l’apprendimento permanente: imparare ad imparare.

Il contributo di M. G. Accorsi si focalizza sull’acquisizione di quelle competenze chiave per l’apprendimento permanente collocandosi nella prospettiva qui sopra richiamata, proprio perché, se è pur vero che il ciclo scolastico si conclude, non è così per quello dell’apprendimento, inteso come continuo sviluppo del “sapere competenziale”che continua per tutta la vita. Questo rappresenta una vera rivoluzione, intesa come rovesciamento della prospettiva del ruolo della scuola e del valore di mercato sociale della formazione scolastica, perché si passa dalla logica dell’accumulo delle conoscenze in una prima fase della vita dedicata allo studio e all’apprendimento scolastico ad una logica dell’essenzializzazione del patrimonio di conoscenze da acquisire nel sistema scolastico e formativo per porle a fondamento dell’apprendimento permanente.

Se poi poniamo mente al fatto che il mondo di oggi, colpito così duramente dalla crisi economica ed ambientale, è destinato a subire profonde mutazioni sia sul versante sociale che sul versante del lavoro, l’uno e l’altro sconvolti dalla celerità delle innovazioni tecnologiche, diventa urgente riflettere sulla funzione stessa della scuola. Proprio perché il suo orizzonte formativo si è ampliato a dismisura, il sistema scolastico deve essere riorientato per diventare il punto di partenza di un nuovo progetto di equità sociale e di rilancio del paese che passa attraverso una alta qualità dell’offerta formativa, affidata all’autonomia scolastica “rafforzata” dalla L. 107/2015.

Ma cosa vuol dire concretamente? Vuol dire non lasciare nessuno indietro, dare a tutti la possibilità di avere una formazione personale di successo (del resto, l’autonomia scolastica, nel DPR n. 275/99 è intitolata al “successo formativo”), di assecondare attitudini, di far crescere talenti ed eccellenze. In questa visione, premiare il merito (nel senso dell’art. 34 della Costituzione!) non è scatenare la competizione secondo il modello liberistico“mors tua, vita mea”,ma attivare azioni di cooperazione, a tutti i livelli e tra tutti i soggetti, per vivere in una società dove sia possibile per ciascun cittadino vivere dignitosamente la propria vita.

In questa visione, innovare la didattica facendo leva sulla libertà di insegnamento non è scatenare la competizione secondo un modello neo-liberistico ma attivare azioni per far acquisire un sapere competenziale basato sulla cooperazione, a tutti i livelli e tra tutti i soggetti, per vivere in una società dove sia possibile per ciascun cittadino vivere dignitosamente la propria vita.

Difendere la scuola pubblica, allora, non è difendere l’esistente ma recuperare il senso della missione costituzionale della scuola, innovando la didattica in modo sostanziale e non, come purtroppo sta accadendo, introducendo qualche tecnologia.

I numerosi saggi contenuti in questa rivista vanno tutti nella stessa riflessione. In questa prospettiva va letto - e fatto oggetto di riflessione - il contributo di Paolo Calidoni il quale, a seguito di una puntuale ricerca, sottolinea che <<le aule dotate di LIM, quindi, presentano adattamenti locali nell’inserimento della nuova tecnologia entro la strutturazione consolidata nel tempo dell’aula per l’insegnamento uno-molti, sia nella versione con banchi per file allineate di fronte alla cattedra, sia in quella a ferro di cavallo. La presenza della nuova tecnologia, quindi, genera diversificati e a volte casuali assemblaggi del set di strumentazioni didattiche disponibili e di dislocazione spaziali degli attori della relazione, tenendo comunque come ‘paradigma’ di riferimento l’organizzazione scolastica aule e campanella e quella didattica uno -molti ...>>.

Il circuito <<Controllo, Lezione (presentazione di nuovi contenuti e procedure), Applicazione/memorizzazione o automatizzazione (con attività parzialmente in aula e soprattutto domestiche), Controllo>> risulta essere la sequenza tipo dell’azione didattica, con varianti legate alla disciplina d’insegnamento, alle tecnologie impiegate, alle circostanze che possono ‘interferire’con l’esecuzione delle procedure.

Per altro verso, Gabriele Benassi ci presenta una modalità di recupero didattico della radio, una tecnologia che va riscoperta perché dà l’opportunità di sperimentare in modo diffuso i processi linguistici, favorendone la frequentazione, dai registri più elevati a quelli più bassi, dalle tipologie narrative-descrittive a quelle espositive-argomentative. Fare radio in classe permette di realizzare una vera e propria palestra, in cui alternare tutte le tipologie testuali (narrative, descrittive, argomentative, espositive e regolative), conversare, realizzare interviste reali o impossibili, imparare ad interloquire in modo corretto a seconda dei destinatari, costruire e seguire un format dettagliato o un canovaccio, a cercare e selezionare informazioni e contenuti pertinenti. è in questo modo che si sviluppano quelle competenze trasversali che non si conquistano certo tra le pagine dei libri o ascoltando gli insegnanti! X

Giugno 2020

Giungo 2020

Editoriale

La scuola di fronte ad un compito di realtà

di Ivan Summa

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: l’attualità

Le politiche educative per l’infanzia

di Gian Carlo Sacchi

 

Una metafora per valutare

di Gabriele Benassi

 

La FaD non è la DaD

di Nicoletta Morbioli

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: riflessioni

La mediazione didattica

di Flavia Marostica

 

La valutazione e lo sviluppo delle Risorse Umane a scuola

di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

 

L’educazione civica al tempo del COVID: tra responsabilità e speranze

di Andrea Porcarelli

 

LE COMPETENZE: progettazione, didattica, valutazione

LA VALUTAZIONE: Strumento REGOLATIVO della e nella progettazione curriculare per competenze

di Loredana De Simone
 

Il curricolo per competenze nella scuola dell’infanzia e del 1° ciclo

Parole per raccontare

di Michela Martelli e Claudia Pinti

 

Il curricolo per competenze nella scuola del 2° ciclo

L’Homo viator e la fenomenologia della migrazione di massa tra cinema di genere e cinema d’autore

di Vincenzo Palermo

 

Il curricolo per competenze nella scuola degli adulti

Didattica a Distanza/Fruizione a Distanza

di Fabio Sommacal

 

Rubriche

Esperienze DIGITALI

DAD, ovvero Dirigere a Distanza

di Marco Mongelli

 

Scuole che INNOVANO

Cronaca di una rivoluzione: la valutazione autenticamente formativa

di Marika Fiorese

 

Il CURRICOLO della CREATIVITà

Porte aperte dei musei virtuali al tempo del coronavirus

di Nicoletta Tomba

 

Il DIRIGENTE e il suo STAFF

La valutazione nella DAD: profili formali

di Anna Armone

 

LIBRI di SCUOLA LIBRI per la SCUOLA

Un interessante piccolo libro tra storia e educazione alla cittadinanza

di Flavia Marostica

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