La scuola della cittadinanza

FARE L'INSEGNANTE N.1/2020-2021

Editoriale di Ivana Summa - La scuola della cittadinanza

Stiamo scrivendo questo editoriale alla vigilia dell’apertura delle scuole dopo la pausa estiva e, soprattutto, dopo l’improvvisa chiusura del marzo scorso. Abbiamo scritto tanto su queste pagine e tantissimo è stato scritto da tanti e dappertutto. Mai come in questo periodo si è tanto parlato di scuola in tutti i media, con un proliferare di servizi televisivi - spesso urlati - che hanno avuto il solo effetto di creare allarme perché basati su opinioni spacciate come informazioni confuse, contraddittorie, tutte centrate su posizioni politiche e sindacali. Potremmo aggiungere altri dettagli, ma preferiamo fermarci su una questione: la scomparsa, dal discorso pubblico, della funzione istituzionale della scuola e delle sue finalità, a tutto vantaggio di un dibattito centrato sulle risorse, sia di personale (occorrono più insegnanti!), che di risorse finanziarie, di edilizia, di materiali ed arredi. E tutto ciò è stato accompagnato da considerazioni e riflessioni - limitandoci a quelle espresse da persone di scuola o da studiosi “informati dei fatti” della scuola ed emarginando di proposito opinionisti improvvisati e liberi pensatori - aventi per oggetto presunti benefici e malefici della didattica a distanza.

Ma ciò che ci ha preoccupato e continua a preoccuparci è il fatto che ciò che viene detto e scritto sulla scuola spesso prescinde da una visione di scuola purchessia, anche se appare chiaro che il dibattito dà per scontato che la scuola, l’insegnare e l’apprendere, sia fatta, ora come allora, da aule, banchi, classi, docenti, cattedre, voti, campanelle... . Superficialità? Ignoranza? Sguardo rivolto al passato? Lo choc provocato dal lockdown - confinamento forzato che ha fatto pullulare una babele di pensieri - ha avuto lo stesso effetto di un ghiacciaio che si scioglie sul fianco di una montagna, facendo in tal modo emergere uno strato consistente di rifiuti di vario tipo. E anche il nostro sistema scolastico ha mostrato diversi rifiuti o, meglio, ciò che finora ci siamo rifiutati di vedere, perché fa male constatare che le nostre scuole, nonostante l’autonomia, fanno fatica a perseguire i propri fini istituzionali. E, infatti, continuiamo a constatare le diseguaglianze persistenti sul nostro territorio nazionale, la difficoltà di garantire a tutti i giovani il diritto allo studio, la fragilità dei sistemi di inclusione, la povertà educativa e, soprattutto, le grandi differenze tra istituti scolastici perché alcuni sono avanguardie di innovazione, mentre tanti altri si trascinano stancamente procedendo sui vecchi binari di una didattica che si limita a sopravvivere a se stessa. Il risultato è sotto i nostri occhi: un sistema scolastico sconnesso ed anarchico, perché oscillante tra aneliti innovativi e forti richiami burocratici. E questo stato di fatto oggi viene considerato come recente e, quindi, da attribuire agli ultimi malcapitati ministri dell’istruzione (ci si perdoni l’aggettivo!) piuttosto che a problemi che emergono ogni anno e da molti anni prima dell’apertura delle scuole. Oggi appaiono sotto una nuova luce, dovuta alla rischiosa ri-apertura delle scuole da coniugare con la persistente emergenza sanitaria.

A questo punto del nostro discorso, diventa urgente - da parte di tutti - riflettere sulla qualità della nostra didattica, che viene considerata, proprio nei discorsi pubblici, ancora stabilmente ancorata alle lezioni degli insegnanti e all’ascolto passivo dei ragazzi, fondata su un sistema di valutazione delle nozioni apprese invece che delle competenze acquisite, sui voti numerici invece che sui livelli di padronanza, su una classe docente anziana e poco aggiornata, affiancata da schiere di docenti precari più giovani e plurilaureati, ma anche da professionisti in difficoltà che cercano nella scuola un modo per trovare un impiego fisso e retribuito in modo certo: ingegneri, avvocati, commercialisti, musicisti, artisti... . Insomma, una classe docente molto variegata, con punte di eccellenza ma con tanti problemi di formazione professionale.

Nei mesi passati, da questa rivista, abbiamo auspicato e richiesto che la riapertura non fosse un tornare alla scuola di “prima” ma al contrario diventasse una scuola del “dopo”, in grado di introdurre elementi di qualificazione del sistema scolastico, proprio in seguito alla nuova luce proiettata sui vecchi e gravi problemi della nostra scuola. Con una nuova consapevolezza: non è opportuno innestare la marcia indietro per tornare alla scuola di “prima”, pre-covid, perché comunque non garantiva qualità a livello di sistema. Tutti i problemi, oggi chiaramente visibili e condivisibili, in questi anni sono stati risolti quasi esclusivamente sul piano normativo, inducendo le scuole a produrre piani di intervento in applicazione di linee guida, nonché di note e circolari, aggiungendo attività e progetti, piuttosto che riflettere ed agire innovando gli ambienti di apprendimento. Si tratta di capire, ora o mai più, se far sopravvivere la scuola del passato o far vivere, nel presente, la scuola del futuro. E ciò significa passare dalla querelle politica dettata da contrapposti interessi di partito, alla leale dialettica culturale, professionale, autenticamente politica.

Per avere una visione chiara di una scuola autenticamente nuova, che non ha nostalgia del passato ma che vuole avere il coraggio del futuro, è necessario partire da una realtà di fatto: il nostro sistema scolastico, dopo l’attribuzione dell’autonomia scolastica, è diventato policentrico e, pertanto, può crescere soltanto se viene aiutato a fare scelte adhocratichedentro ad una nuova visione della scuola e delle sue finalità. Ma visione, scelte e finalità richiedono una notevole dose di “audacia pedagogica”: la visione educativa da adottare con convinzione per farla diventare autentica cultura metodologica e didattica, perché basata da una parte sull’esperienza straordinaria che tutte le scuole e tutti i docenti hanno vissuto nella seconda parte dell’anno scolastico appena trascorso, sia pure con una pluralità di visioni e, dall’altra, sulla formidabile coincidenza dell’introduzione, da quest’anno, dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica. Mettere in forte relazione lo stato delle nostre scuole con questa rilevante innovazione curriculare può aiutarci a rivisitare le finalità del nostro sistema scolastico.

E proprio il contributo di Andrea Porcarelli ci dà chiare indicazioni su come sia confusa la concezione di trasversalità contenuta nelle Linee Guida relative all’educazione civica, segnalando“il rischio che tutto si traduca in un’operazione di pura burocrazia formale, con l’attribuzione all’educazione civica di alcuni temi e argomenti che già vengono affrontati nelle varie discipline (e dal punto di vista di quelle discipline), fino al raggiungimento del “monte ore” previsto, che - volendo - potrebbe comprendere anche alcuni dei progetti educativi trasversali (educazione alla legalità, alla salute, all’ambiente) che già si realizzano in molte scuole”.Per evitare questo concreto rischio, l’autore di questo interessante saggio ricorda che la stessa legge n. 92/2019 pone a fondamento dell’educazione civica la Costituzione e questa prospettiva va assunta come criterio unificante dalla progettualità di ciascuna scuola, perché “è in sostanza un codice chiaro e organico di valenza culturale e pedagogica, capace di accogliere e dare senso e orientamento in particolare alle persone che vivono nella scuola e alle discipline e alle attività che vi si svolgono”.

Vogliamo chiudere questo editoriale con alcune riflessioni a margine del contributo di Loredana De Simone che sottolinea che, già da alcuni anni ma attualmente in modo più accelerato,“l’impoverimento della dimensione pedagogico-educativa della scuola impedisce alla stessa scuola di dirigersi verso una tras-formazione che si nutre di reciprocità, coralità, cooperazione, condivisione all’interno di un’organizzazione capace di apprendere anche dal conflitto professionale. Una scuola educante, che diviene contesto formativo sostenuto dalla pedagogia, è in grado di esprimere quelle competenze necessarie per la costruzione, la creazione e la valorizzazione di persone e di cittadini consapevoli e responsabili, garantendo loro il diritto ad Esserci. Oggi è ancor più necessario di ieri ripensare ad una scuola che faccia pedagogia vissuta nelle scuole, se si riflette sui diffusi fenomeni sociali di bullismo, cyberbullismo, emarginazione, dispersione scolastica, fenomeni che impongono di ri-disegnare un progetto educativo- formativo per la persona che diviene epicentro di un patto educativo tra scuola, famiglia e territorio, frutto di una rete interconnessa di interventi educativi”.

E proprio il concetto di rete dovrà essere assunto come base strutturale di tutti i nostri discorsi, come ci ricorda Nicoletta Tomba che, nel presentare il recentissimo volume di EUROEDIZIONI, “Escursioni digitali”così scrive: “Lo scenario in questi ultimi anni è notevolmente cambiato e le variabili che vengono a coincidere e influire l’una con l’altra sono infinite. Da qui la necessità di una riflessione urgente sul decisivo passaggio culturale che stiamo affrontando e che si sviluppa in un processo accelerato e in continua evoluzione, per una più lucida consapevolezza degli interrogativi che dobbiamo affrontare nel presente e nel mondo che ci aspetterà”.

L’ educazione alla cittadinanza digitale ci chiede, infatti, una profonda riflessione pedagogica senza la quale tutto si riduce a puro tecnicismo. è una riflessione che, in modi diversi, attraverserà tutti i contributi di questa rivista augurandosi che le scuole e i docenti, con i loro dirigenti scolastici e con le famiglie e - perché no! - con gli amministratori locali, a cominciare dai sindaci, sappiano confrontarsi sul senso dell’educazione in un’epoca in cui è difficile per i singoli e per le istituzioni comprendere dove si vuole andare e come è necessario equipaggiarsi. La scuola deve rappresentare la bussola per tutti. X


 

Settembre 2020

Settembre 2020

Editoriale

La scuola della cittadinanza 

di Ivan Summa

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: l’attualità

L’educazione civica ai blocchi di partenza: alcuni interrogativi pedagogici

di Andrea Porcarelli

 

EDUCAZIONE CIVICA: un curricolo trasversale nel curricolo d’istituto

di Manuela Pettinari

 

Patti Educativi di Comunità

di Maria Grazia Accorsi

 

Lezioni di Autonomia: il paesaggio istituzionale

di Gian Carlo Sacchi

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: riflessioni

Il «sapere didattico» per l’insegnamento/apprendimento intenzionali

di Flavia Marostica

 

Sviluppo o apprendimento? Questo è il problema

di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

 

LE COMPETENZE: progettazione, didattica, valutazione

Una nuova identità pedagogico-educativa della scuola

di Loredana De Simone

 

Analizzare, confrontare e valutare criticamente per una cittadinanza attiva e digitale

di Nicoletta Calzolari

 

Il curricolo per competenze nella scuola dell’infanzia e del 1° ciclo

Piccoli archeologi crescono: una proposta sostenibile per ridare valore e spessore ad una disciplina trasversale nel primo ciclo di istruzione

di Silvia Bernardi

 

Rubriche

Esperienze DIGITALI

Escursioni digitali e scatti di viaggio. Quali sono le immagini che può trattare la scuola?

di Nicoletta Tomba

 

Scuole che INNOVANO

DiM, il dizionario multilingue fatto dagli studenti

di Lia Pensabene

 

Il CURRICOLO della CREATIVITà

Parliamo bene. La forma che esalta il contenuto

di Alessia De Pasquale

 

Il DIRIGENTE e il suo STAFF

Il Regolamento di istituto, il Patto di corresponsabilità educativa e la dad

di Anna Armone

 

LIBRI di SCUOLA LIBRI per la SCUOLA

Un libro molto utile per l’insegnamento dell’Educazione civica

di Flavia Marostica

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